Il Salotto di Malcom: Lello Savonardo

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Che ad un tratto la musica non serve solo per ispirare gli animi ma svolge anche una terapeutica funzione di analisi…in questo caso, sociale. Un po’ come tornare ai movimenti politici degli anni ’60 quando i cantori del tempo raccontavano la guerra, la politica, le loro nuove generazioni, il lavoro e le sue tragedie. Oggi siamo nel futuro digitale dove più di altro a comandare è l’apparire, l’immagine, il concetto di virale e le nuove forme di comunicazione. Su base scientifica e dopo anni di ricerca sul campo, il cantautore professore Lello Savonardo prende le redini del dibattito e dipana quanto conosce tra metafore e storie parallele, usando la forma canzone, poesia, ritmo e arrangiamenti digitali. Esce “Bit Generation” lanciato dal video e dal singolo che porta da titolo a questo disco. Apro le porte di questo salotto a qualcuno con cui, messe da canto la musica e le sue strutture governative, resterei a dialogare ore sull’andamento isterico di mode e soluzioni fittizie alla solitudine sociale. Cerchiamo di capirci qualcosa in questa Bit Generation…

Una Bit Generation. Creata dal sistema o voluta dalle persone?
La Bit Generation si nutre e si esprime attraverso la software culture. I giovani, ‘figli dei fiori virtuali’, navigati navigatori di internet, per i quali il mutamento accelerato non è una semplice realtà, ma un dato prestabilito, sono tra i principali fruitori delle tecnologie digitali. Sempre connessi, always on, attraverso i nuovi strumenti interattivi le nuove generazioni comunicano, si esprimono e danno vita a linguaggi creativi e produzioni culturali inedite. Le tecnologie influenzano le forme di socializzazione e di comunicazione. La Bit Generation è un’espressione ti tali processi e mutamenti, sociali, culturali e tecnologici. Il disco racconta, attraverso suoni ed emozioni, questa generazione, ma non solo.

Quella dei computer è la nuova BEAT Generation?
Negli anni Sessanta, Beat esprimeva ribellione, battito, ritmo. In quegli anni la Beat Generation si esprimeva attraverso i mass media e le culture di massa, creando nuovi linguaggi veicolati dai media tradizionali. Oggi, Bit è connessione, condivisione, partecipazione. La Bit Generation usa le tecnologie digitali per comunicare, creando linguaggi e forme espressive inedite, attraverso l’uso dei media digitali interattivi e delle nuove opportunità comunicative. L’album racconta tale mutamento, è un progetto culturale che esprime un ponte tra generazioni.

Musicalmente parlando quanto hai dedicato alla compiacenza di eventuali mode e modelli?
Nessuna compiacenza, ho avuto la fortuna di potermi esprimere senza condizionamenti e senza dover inseguire mode o modelli che non mi appartengono. Suono il pianoforte da quando avevo 4 anni, a 13 ho iniziato ad ascoltare i cantautori italiani, come Edoardo Bennato, che è sempre stato per me un punto di riferimento, ed il rock internazionale degli anni settanta, ma anche formazioni come i Police, gli U2, i Red Hot, o artisti come David Bowie, Beck, Prince o Sting. Non ho mai smesso di ascoltare il jazz, il blues e poi le nuove tendenze, dalla new wave alle posse, dal rock anni Ottanta al rap dei poeti urbani della Bit Generation. La mia musica si nutre di questo background culturale e della contaminazione tra i diversi generi musicali. Poi ogni ospite che ha partecipato alla realizzazione del disco ha portato il suo specifico contributo rendendo l’album un’opera collettiva e condivisa. Non mancano citazioni esplicite di Gaber, Battisti o dei Police. Questo è il mondo sonoro e culturale.

La canzone più importante del disco? Almeno nell’ottica del messaggio che porti avanti lungo tutta la track list…
Ogni canzone del disco assume un significato rilevante per l’intero album. Tuttavia “Bit Generation”, “Always on”, “Spread Emozionale”, “Il Sole della Tribù”, “I Nuovi Padroni” e “L’equilibrista” sono i brani che orientano il concept del disco.
In particolare “Bit Generation” apre e chiude l’album, con la duplice versione: il dub del dj Danilo Vigorito (il singolo) e il mix originale dall’andamento reggae, penultima canzone dell’album (prima della Ghost track). Il brano racconta le nuove generazioni che comunicano, si esprimono e danno vita a linguaggi creativi, attraverso le tecnologie digitali. Nuovi “Poeti urbani”, “selfie in cerca di un’identità”, giovani sempre connessi e socialmente impegnati, che “scendono in piazza se la gente muore”, con una loro “visione”, “al di sopra di ogni regola e religione”. “Always On”, che si apre con versi pronunciati da Derrick de Kerckhove, guru della comunicazione ed erede intellettuale di McLuhan, esprime la condizione dell’uomo contemporaneo: “iperattivo”, “interattivo”, “sempre connesso”. Ovunque si trovino, i giovani sono potenzialmente in contatto con spazi e luoghi “altri”. Uno smartphone, un qualsiasi altro dispositivo mobile, “un anello al naso virtuale” diviene “microfono delle parole” e dei pensieri degli altri, che “scorrono” sottopelle e nelle nostre vene. “L’Equilibrista”, il cui testo è firmato da Edoardo Bennato, che suona anche l’armonica nel brano, racconta la condizione dell’uomo occidentale, ma anche dell’artista, “sospeso sul filo” dell’esistenza, nel grande circo della vita, dove la sfera pubblica si sovrappone sempre di più alla dimensione privata, tra l’incertezza e l’apparire, tra dubbi e mutamenti, con un’unica consapevolezza: “lo show deve andare avanti”, con le sue regole e il suo pubblico, “tra rulli di tamburi e luci abbaglianti”. I Nuovi Padroni “hanno nuove ragioni, contro tutte le rivoluzioni”. “Padroni” che hanno assunto nuove sembianze e che con “sguardi invitanti e parole spesso concilianti”, attraverso il potere delle multinazionali ma anche della Rete e delle nuove forme di condizionamento sociale e politico, controllano le nostre vite e il nostro destino. Il brano vede la partecipazione del rapper e dj di Radio Deejay, Gianluca Tripla Vitiello. “Spread Emozionale”, brano in cui Edoardo Bennato suona l’armonica, descrive il divario generazionale ed emozionale e racconta le nuove generazioni di “belli e dannati…disorientati, disincantati e fuori dai giochi”. Una “meglio gioventù” che non ha le prospettive del “boom” e dello sviluppo economico, ma vive nell’incertezza, in una costante crisi di punti di riferimenti. “Il Sole della Tribù”, con la produzione artistica e la partecipazione di Maurizio Capone e il suo sound ecologico, come altri brani del disco, si sofferma sui temi della comunicazione e pone al centro dell’attenzione la televisione, il “Sole” delle tribù contemporanee che ha generato modelli culturali e valoriali caratterizzanti le culture di massa, determinando nuove forme di persuasione collettiva. Queste sono solo alcune considerazioni in merito, tuttavia, tutti i brani dell’album hanno per me un significato e un’importanza rilevante.

L’ultimo brano “Eccessivo Sarò”: come mai questa totale diversità di suono e di produzione?
“Eccessivo Sarò”, ghost track dell’album, eseguita dal vivo con gli arrangiamenti di Antonio Solimene, riporta volutamente il suono ad una dimensione analogica, richiamando il fruscio del vinile e una profondità che l’esecuzione live suggerisce. Un ritorno a sonorità senza tempo e con un testo che racconta il desiderio di trasgressione, come risposta e rimedio ad “una noia volgare che non perdona mai”, con espliciti riferimenti all’Ultimo tango a Parigi di Bertolucci.

Dal vivo? La band userà telefonini e tablet per suonare?
Mi hai dato un’idea, ci proveremo!

Ed io sicuramente resto in attesa di vederti su un palco. Per ora resisto nel vomitare mille altre curiosità e lascio scivolare questo disco che di certo non ha organze musicali capaci di rivoluzionare l’idea e l’emozione. Però di certo, a sentire più che mai il cesello dei testi di questo cantautore professore Lello Savonardo, direi che si resta inchiodati alla sedia. E scavante anche oltre le metafore delle belle favolette…musica leggera italiana riferita al prossimo futuro.