Il Salotto di Malcom: LEDI

2842

Sospensione. Ecco cosa mi viene in mente prima ancora che LEDI venga a bussare alla mia porta. Italo-Albanese, belloccio, giovane di energia fresca. Lui che con le parole gioca a vivere e vivere per finta, quando la finzione resta l’unica arma possibile per sopravvivere alla realtà. Cantautore ma non di vecchia scuola. Cantautore digitale, almeno queste le premesse con un singolo che gira parecchio su questa rete. Si intitola “UN TEMPO” e con questo mantecato di coraggiosa espressione digitale scambio due chiacchiere con un nuovo soldatino armato di fantasia e audacia contro i mostri di primo livello di questo mondo discografico. Arriverà il suo disco prima che faccia Estate…per ora diciamo in coro “Evviva Sanremo”.

Elettronica e canzone d’autore. Tu che vieni dal mondo della poesia, hai strumenti facili per fare musica. Pensa a chi viveva negli anni ’70 o ’80…cosa rispondi a chi dovessi dirti questo?
Per onestà intellettuale devo ammettere che per loro era più difficile fare e vivere un certo tipo di elettronica. Ma forse proprio per questo un po’ li invidio, perché ne hanno goduto appieno il tremore della nascita e la forza del messaggio. Gli anni 70 e 80 non stanno tornando a caso…

In questo singolo esorti ad una migliore contemplazione del tempo che abbiamo a disposizione. Ti piace questa mia chiave di lettura?
Sì, è molto vicina alla mia…
Una donna che danza, che pensa, che guarda, che piange. Un colore blu quasi ovunque. Oggetti. Visionario quanto basta. Che filo terreno utilizziamo per connettere assieme tutto questo? Il filo qui è quel pelucco del maglione che ti ritrovi tra le dita e pensi: ora che è più logoro mi piace ancora di più questo maglione. Anche le rughe sono belle se provi a volerti bene.

Parliamo di ciò che resta del disco. Un ingrediente particolare? Elettronica sempre?
No, non sempre… perché ogni pezzo ha la sua identità, e non si può stare sempre in periferia…

Stili e contaminazione. Cosa hai preso da chi?
Mi piacerebbe aver preso da Battiato la tensione, dai Baustelle la cronaca, dagli Oasis la pancia, da De Andrè la poetica e da Elliot Smith le lacrime… mi piacerebbe…

Musica per apparire o musica per essere? Oggi che tutti vogliono apparire…tu cosa rispondi?
Non voglio giudicare perché le storie sono sempre complesse, ma a me interessa essere Ledi, e quando soffro, di solito, è perché mi allontano da me…

E allora nessuna maschera e nessun artificio di scena. La salita verso una inevitabile riconciliazione con se stessi. Anche per questo c’è “Un Tempo” da seguire…