Il Salotto di MALCOM: LEDI

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Spazio alla poesia cantata. Spazio al silenzio dell’introspezione. Spazio alle mie riflessioni. Spazio ad un pianoforte sguarnito di bellezza ma pesante di significati. Spazio a tutto questo ed altro ancora. Il vostro Malcom abbandona le distorsioni indie per una volta e lascia spazio alla poesia cantata. La canzone, eccola. Quella che finalmente torna ad avere un peso specifico importante, di liriche e di scritture. La musica non è seconda alla parola che non è seconda alla vita. Insomma il vostro Malcom e questo salotto si sentono decisamente ispirati da tutto questo che suona intorno. Torna LEDI e con lui un ricchissimo antipasto di un nuovo disco che uscirà presto. Il brano si intitola “Stanze” e noi lo facciamo accomodare:

Cosciente di vivere in un’era priva di contenuto (tanto per esagerare). La tua musica come dialoga con il pop immediato che c’è ovunque?
Sinceramente rimango un po’ interdetto. Ci sono molti piani interpretativi. Quello più immediato è legato a questi ragazzi giovani, bellocci e che sanno cantare ai quali scrivono canzoni proprio brutte solo per vendere nel breve periodo. Tralasciando il fatto che vengano usati, che ce ne sarebbe da dire… la cosa che più mi colpisce è la bassa considerazione che si ha del pubblico (o la sconfinata presunzione che si ha di se stessi come geni del marketing) perché le persone che ascoltano non sono stupide e quelle che scrivono, o che accettano le proposte di chi scrive, non sono geni. Il pubblico sa riconoscere De Andrè da uno qualunque. Di questi ragazzi tuttavia non nego di ammirare il carattere, o la follia, perché per stare lì, davanti a tutti, devi avere carattere o essere completamente inconsapevole. Sarà che io mi emoziono ascoltando Elliot Smith, non
saprei, ma c’è qualcosa che non mi torna, vengo proprio da un’altra concezione musicale.

E lo sguardo irrimediabilmente va a Sanremo e alla nuova canzone d’autore? Il parere di LEDI?
Le canzoni d’autore di questo Sanremo erano mio avviso quelle di Ron, della Vanoni, di Gazzè. Aveva qualcosa quella di Caccamo ma sicuramente non quelle del podio, quantomeno per me. La vincitrice rispondeva al cliché che a Sanremo bisogna parlare per forza di un qualche tema di rilevanza sociale, cosa che già trovo irritante. Annalisa è proprio carina ma il pezzo non la valorizza. Sullo Stato sociale credo che sia il simbolo di una clamorosa occasione mancata. Non hanno portato sul palco quella che poteva essere la vera cultura indie (o forse l’hanno fatto esemplarmente?) cioè un mondo distante dalle logiche di mercato che si esprime per l’amore di quello che fa, di quello che è, una boccata d’aria nella plastica. Tuttavia sembrava un prodotto ad hoc, orecchiabilmente stucchevole e banale nei contenuti. Forse l’indie altro non è che l’ambire adolescenziale dei primi posti in classifica attraverso una porta secondaria. Allora preferisco i bellocci dei talent, sono più onesti, almeno non te la raccontano.

“Stanze” ha un valore poetico importante. Tu come la vedi?
“Stanze” è un pezzo al quale tengo molto e che sono felice di aver prodotto. Per me è come quel momento in cui ti trovi una sera dopo esserti fatto un mazzo tanto per un sacco di tempo, e puoi berti una cosa in pace, e raccogliere i frutti del lavoro.

So che arriverà un nuovo disco. Quanto di questo nuovo brano ritroveremo nelle nuove canzoni?
In realtà non molto, perché questo lavoro sarà piuttosto variegato, pieno di umori interiori. Non ci saranno altri pezzi come “Stanze”.

Se “Cose da difendere” parlava, in qualche modo, dei grandi valori della vita di ognuno di noi, questo nuovo lavoro che temi affronta? Se stessi, stando a questo nuovo singolo?
In buona parte, sì. Questo lavoro parla, o meglio prova ad affrontare, le molteplici parti dell’essere che ci caratterizzano. Ho cercato di inserire nella maniera più armonica e coerente possibile tutti gli umori e le sfumature del carattere che potevo. Tuttavia non è un disco chiuso, egoista o incentrato unicamente su se stessi, ma è aperto, vuole che la parola sia di condivisione. Vuole comunicare, altrimenti rimarrebbe un vezzo inutile e tanto varrebbe che non esistesse

Ci sono delle volte in cui i commenti, belli o brutti che siano, debbano tacere. Non è musica questa per le copertine dei giornali e neanche per inseguire consensi sui social. Se riuscite, state in silenzio ed ascoltate… che anche questo video non è niente male…




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