Il Salotto di Malcom: LeadtoGold

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Signori e signori forse per la prima volta viene in questo salotto una band che di suo è perfettamente integrata con lo spirito rivoluzionario intellettuale, quel fottersene un poco e quel prendersi sul serio circa l’espressione e la distanza con i cliché. Lei Femme Fatale, lui dannato tra fumi ed espressioni poetiche, l’altro che gioca con i suoni rigorosamente digitali. E poi questo piglio si francese, si sopra le righe (anzi direi distanti dalle righe di tutti), questo modo di guarda gli altri da un di sopra che non è presunzione ma più che altro direi “altrove”, quella canzone noir che proviene da un’anima in totale disordine con le cose composte. Un disordine artistico sia chiaro. Loro sono i LeadtoGold, beatniks siciliani che fluttuano come polvere nel resto del mondo ancora a circa 60 anni fa. Un disco d’esordio che si intitola “I”. Benvenuti e basta parlare. Parlate voi.

Come si contamina di questi scenari la Sicilia da cui provenite? In altre parole come si riesce ad arrivare a questa musica?
Ci piace il concetto della globalizzazione perchè contemporaneamente io, che vivo in Sicilia, posso avere accesso nello stesso momento alla stessa identica informazione di una qualunque persona nel Sud della California, per dire. Non dovremmo più porci delle barriere sulla base della lingua o della nazionalità. Per quanto riguarda i testi traggono fortemente ispirazione sia dalle nostre letture (Welsh, Orwell, Ellis) e dal cinema, ma anche molto dal contesto sociale in cui viviamo. Veniamo da Augusta, in provincia di Siracusa, un paese anomalo, fortemente industrializzato, avanti per certi aspetti ed ere geologiche indietro per altri, i nostri testi parlano di provincia, raccontano storie e stati d’animo con un approccio universale.

The Dreamers… il film… avete attinto anche da quella pellicola o sbaglio?
Le fotografie scattate per noi da Roberta Tocco, ormai due anni fa, attingono proprio da The Dreamers. Concettualmente noi tre, un po’ come accade nel film, ci sentiamo un po’ in una bolla, chiusi nel nostro mondo che sembra inavvicinabile per gli altri e lontano.

E allora, in piena celebrazione del ricordo di quel ’68 vi chiedo: la vostra musica è figlia di qualche rivoluzione o cerca una sua precisa forma di controcultura?
La più importante rivoluzione a cui vorremmo partecipare è quella sessuale, un po’ come accadde nel 68. Vorremmo cercare di assorbire il modo in cui si cercava di rivoluzionare all’epoca, non obbligatoriamente il messaggio o il risultato, ma l’approccio.

Sempre per restare in tema, diciamo che la musica che gira in tondo è quanto più possibile omologata a degli standard non credete? Voi li avete completamente infranti… o sbaglio?
Se siamo riusciti ad infrangere dei diktat musicali ed un certo status di omologazione ne siamo felici. Non facciamo musica per andare forzatamente contro corrente ma al contempo non inseguiamo le mode, a costo di essere “fuori mercato” portiamo avanti quello che ci piace, seguiamo quello che ci da ispirazione.

Per chiudere: come avete scelto di dedicare spazio alla voce femminile su un brano piuttosto che quella maschile su un altro?
La scelta della voce femminile nasce dai testi e anche dall’andamento dei brani. Millionaire, Ebony e Bob John, per ragioni diverse, sono brani che si prestano molto ad essere interpretati da una donna. Ebony su tutte racconta di desideri e fantasie sessuali prettamente femminili, sussurrate più che cantate, quasi come se fossero inconfessabili.

Ed infatti dalla rete il video di lancio del singolo “Millionaire” non poteva tradire le mie aspettative. Ora mettetelo in play e poi restate in silenzio. Musica, parole, scenario e immaginario bohemien urbano e intellettuale corrono di pari passo. Un bellissimo disco che il vostro Malcom vi consiglia subito. Play Loud…