Il Salotto di Malcom: Jukebox All’Idroscalo

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Allen Ginsberg era un poeta maledetto, omosessuale, amante di Neil Cassidy, amico fraterno di Jack Kerouac. On The Road va letto ragazzi e non una sola volta. Compiti per casa. E poi va dimorato il popolo e la vita di Pietralata, va divorata quella Roma degli anni 60. Vanno divorati alcune pellicole mondane di italianità diffuse, magari le prime parvenze di ferie, le prime trasferte ad Ostia (il grande viaggio dalla città capitale). Mescolate il tutto con sana e non banale autoironia. Punto. Apro la porta e faccio accomodare Marco De Annuntiis e Alessio Righi nel mio solito salotto che per l’occasione è adorno di foto dissacranti di suore danzanti piuttosto che ciclisti agonizzanti piuttosto che culturisti e belle fighe da discoteca. Metto su della cedrata Tassoni e poi accendo un sigaro. Il loro progetto mi incuriosisce molto, si lancia alle stampe dal singolo “Vertigine” ed io non ho alcuna intenzione di star zitto:

Idroscalo di Ostia, mare e litorale d’estate: ma alla fine vi piace quell’Italia lì o ne prendete solo spunto per farne ironia?
MARCO DE ANNUNTIIS: Ad Ostia ci siamo cresciuti, quindi per noi non è solo la cornice delle vacanze estive, ma anche della routine invernale. Certo, se fosse “Jukebox in Costa Azzurra” o “Jukebox a Porto Cervo” sarebbe un altro gruppo, ma ognuno testimonia ciò che conosce e alla fine, per rispondere alla tua domanda, non ci dispiace. Lo aveva capito anche Fellini ,che per ambientare “I Vitelloni” in una desolata Rimini invernale lo girò a Ostia.

ALESSIO RIGHI: Il mare per l’italiano medio viene immediatamente associato agli anni ’60, alle ferie di massa, al boom economico, all’immagine di un’Italia che appariva giovane in tutti i sensi; è normale che in un momento di crisi e vecchiume come questo i revival abbiano successo, ma la nostra non è un’operazione-nostalgia. Quello che c’è di retrò nel nostro gusto fa parte della nostra educazione, ma siamo definitivamente contemporanei.

Girano delle foto di voi in pose ovviamente ironiche e strambe sul monumento dedicato alla morte di Pasolini. Non a caso poi IDROSCALO nel vostro nome. Non pensiate sia irriverente e di cattivo gusto? Dal vostro punto di vista invece?
ALESSIO: Non so a quali foto tu ti riferisca… frequentando quel luogo da anni ne abbiamo collezionate tante, ma non significa che fossero volutamente “strambe”, magari non erano nemmeno pensate per la pubblicazione.

MARCO: Il monumento a Pasolini lo amiamo al punto che abbiamo anche pensato di utilizzarlo come logo. Quando Nanni Moretti ci passò in Vespa per la prima volta i personaggi di Claudio Caligari ci si bucavano da anni.
Per chi ama Pasolini il luogo della sua morte è denso di vibrazioni, è un posto dove si può andare a leggere, scrivere, pensare, rilassarsi. Perché saremmo irriverenti?, figurati che ogni volta prima di andare via raccogliamo le nostre bottiglie vuote e le nostre cicche. In tanti anni non ci ho mai incontrato anima viva, a meno che non fosse il 2 novembre: ecco, se si va al monumento nei giorni dell’anniversario e delle celebrazioni ufficiali allora sì che c’è il rischio di assistere a qualche spettacolo di cattivo gusto.

Dietro cosa nasce il vostro progetto? Voglia di fare polemica o voglia di non prendersi troppo sul serio?
ALESSIO: Principalmente voglia di suonare: la musica è un modo di esprimersi, di scaricare le frustrazioni, di esorcizzare le paure, può essere anche un’arma per provocare, e come tutte le armi può ritorcersi contro sé stessi come un boomerang: accettiamo il rischio e vediamo che succede.

MARCO: Credo che si capisca tutto dal modo di cantare: io non sopporto le voci impostate che vogliono apparire sporche per forza. Tutto quello che faccio io è semplicemente cercare di cantare bene, tanto poi con tutte le sigarette che ci metto sopra la mia voce non uscirà fuori mai pulita; ma se cercassi di “fare la voce cattiva” apposta sbaglierei, sarebbe un’esagerazione non solo finta ma anche inutile.

Rock’n’roll degli anni 60 o funky gitiale del 2015? Il vostro habitat? E non rispondetemi entrambi, come avete fatto con questo singolo!!!
MARCO: Ma infatti, a pensarci bene perché limitarsi a risponderti “entrambi” quando in realtà ci vanno entrambi stretti?

ALESSIO: Il nostro habitat è post-moderno, quindi paga il suo debito al rock’n’roll, alla chanson francese, al blues, alla new-wave, al reading poetico, alla psichedelia. So che a prima vista disorienta, ma chi ha visto un nostro concerto dal vivo sa benissimo che nel nostro modo di trattare generi diversi c’è una coerenza.

Testi e musiche devoti al tormentone radiofonico. Guardando anche il video, secondo voi qual è davvero l’ingrediente che più resterà impresso al vostro pubblico?
MARCO: Addirittura “devoti” magari no, però sicuramente siamo attenti a quei linguaggi, anche perché noi siamo nati in ambiti “alternativi”, veniamo da una cultura rockettara in cui l’orecchiabilità del pop è considerata il male assoluto; poi invece a un certo punto abbiamo capito che certe soluzioni apparentemente facili non erano facili manco per niente, e ci siamo convinti che prima di disprezzare le canzoni pop bisognerebbe assicurarsi di saperle scrivere.

ALESSIO: Il video è un grosso valore aggiunto, ne siamo orgogliosi perché il ricco cast che appare è tutto costituito da una carovana di nostri amici. Il regista, Alessio Liguori, ha fatto un ottimo lavoro, ha seguito il testo della canzone ma senza essere didascalico. Sicuramente è un video che dice molto e fa venire voglia di guardarlo più volte, ma non siamo così insicuri della nostra musica da temere che al pubblico resti impressa solo per quello.

MARCO: …e fu così che passai alla storia come quello che fumava in ascensore nel 2015!

La scena di oggi e la scena di domani. La vostra formula discografica fa di conto con le tendenze o non ci pensa affatto? Secondo voi domani che musica avremo?
ALESSIO: Mi pare che i tempi in cui ogni epoca era caratterizzata da una tendenza dominante (i cantautori, il punk, il grunge) siano finiti. Forse è un bene, in questo modo è più facile proporre cose anche apparentemente bizzarre e fuori moda.

MARCO: Oggi si parla di musica “liquida”: domani quel liquido evaporerà e la musica diventerà definitivamente “aerea”, impalpabile. Diciamo che il successo della discografia nel secolo scorso era l’emblema di ciò che Benjamin chiamava “l’opera d’arte nell’epoca della sua riproduciblilità” mentre oggi è iniziata una nuova fase, quella dell’opera d’arte nell’epoca in cui non è manco più necessario riprodurla. L’unica cosa che resta e resterà invariata, è che alla fine l’arte è bellezza, e in un mondo in cui contano solo tre valori la bellezza è l’unico che ha la capacità di suscitare invidia negli altri due: la ricchezza e il potere.

“VERTIGINE” è una “canzonetta” d’amore (occhio con le parole), almeno così sembra chi dalle righe non sa come liberarsi. Andiamo oltre. Veneriamo il culto dell’assurdo senza sparare a zero sulla fantasia fantastica. Veneriamo l’ego e i suoi potenziali. Veneriamo il culto di quello che pian piano stiamo avendo la normalissima abitudine a fare di nascosto. Facciamo tutto questo senza farlo mai troppo sul serio. “VERTIGINE”. Spariamo questo video aspettando il disco dei Jukebox All’Idroscalo.