Il Salotto di Malcom: il Collettivo Ginsberg

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Eh finalmente qualcosa che posso legare contestualmente ai miei libri di Miller, Celine, Kerouac e quanti altri hanno scritto di strade e di vite al limite, tra droga e alcool e pasti fugaci. Tutto questo trova un perfetto corrispondente in musica pensando al Collettivo Ginsberg che nascono, vivono e prolificano in quel di Bologna e zone limitrofe e con un nuovo disco totalmente analogico come “Tropico” mi parlano davvero di libertà, di un randagio cut-up testuale e di una musica che degli schemi se ne fotte e del gusto prende solo la parte migliore…indietro si torna con il pensiero ed il sapore, indietro c’è la nostalgia di un mood analogico…nel futuro c’è solo tanta voglia di essere liberi. Benvenuti in questo salotto al bellissimo lavoro del Collettivo Ginsberg:

Ho girato in rete e spesso trovo l’espressione bohémien associata al vostro disco. Sono parzialmente d’accordo…voi?
Se per Bohémiens intendi coloro associati ad un punto di vista politico non ortodosso e privo di affermazione sociale, che veniva spesso espresso attraverso rapporti sessuali extramatrimoniali, frugalità e “povertà volontaria” (Wikipedia), allora direi di no! o meglio, sicuramente il punto di vista politico è non ortodosso e privo di affermazione sociale, ma non siamo frugali, non lo facciamo come i conigli e – soprattutto – la porvertà non è volontaria ma indotta! Se chi definisce Tropico un disco bohémien lo intende come un qualcosa di anticonformista, beh allora si, siamo anticonformisti, fanaticamente aggiungerei!

Cut-up: è così che avete concepito i testi di questo disco. Ma alla fine è sempre rintracciabile un senso logico a queste esperimenti lessicali?
Per me cut-up significa lasciarsi ispirare, prendere, appropriarsi di un colore diventato proprio, non la pratico tagliando pagine di libri a caso, ma parto da un’idea e lascio che fluisca attraverso le letture, sottolineo tanto, recupero i libri letti dopo qualche tempo, rileggo, penso, assemblo frasi, ne scrivo di nuove. All’inizio non sembra avere un senso il testo, poi in realtà man mano che lo si lavora il senso arriva e soprattutto non è univoco, mi piace che alcuni testi siano ermetici, non intendo non-sense, ma con un senso nascoto, mi piace – poi – che chiunque possa trovarne uno suo!

“Primavera Mambo”…perché questo titolo? Perchè questo accostamento? Insomma cos’ha di primaverile il mambo secondo voi?
Il titolo nasce da due banalissimi accostamenti: primavera perché il testo si ispira a Primavera Nera di Henry Miller, mambo perché ritmicamente il ritornello è impostato su un mambo di Perez Prado. Era il titolo del provino, è stato quello durante tutta la sua evoluzioen e alla fine in fase di tracklist ci piaceva e l’abbiamo tenuto!! Uno quei titoli che alla fine non significano nulla ma rimandano al momento creativo.

L’eterno dilemma tra analogico e digitale ha anche un po’ annoiato. Ma voi alla fine perché avete scelto questo mondo fatto di valvole e bottoni?
I motivi principali sono due: il primo è che Alberto Bazzoli (tastiere), Roberto Villa (sax, ospite in Tropico) e io abbiamo messo in piedi da qualche mese il progetto L’Amor Mio Non Muore – Sala d’Incisione, Dischi: uno studio di registrazione completamente analogico (non abbiamo computer in studio) e una etichetta discografica che stampa solamente i lavori registrati in studio. Quindi volevamo registrare il disco nel nostro studio e Tropico è stato il primo disco inciso a L’Amor Mio Non Muore, quindi ci siamo trovati al secondo motivo che è quello di volerne approfittare e registrare un disco in analogico, e per necessità d’arrangiamento finirlo nello studio del produttore Marco Bertoni. Abbiamo registrato tutti gli strumenti (al di fuori delle voci) nella nostra sala, con il quartetto in presa diretta (tastiere, chitarre, basso, batteria) e il tutto ci ha lasciato soddisfatti anche se, come ogni disco che a distanza di un anno riflette qualche difettuccio di produzione, ora avrei un paio di cose da ridire a proposito dell’utilizzo del computer, probabilmente il prossimo sarà full analog!

Le mode e le apparenze: tornando al concetto di bohémien direi che siete totalmente liberi da queste etichette. Ma chi le segue secondo voi fa male?
Grazie a Dio qualcuno ha inventato il libero arbitrio! Quindi in realtà non mi pongo spesso la domanda, mi incazzo quando vedo qualcosa che non mi piace, quando una cosa è poco credibile, quello si mi fa incazzare a bestia, soprattutto se presuppone uno spreco di talento. Ma d’altronde io ho dei gusti, ognuno ha i propri gusti. Quindi ogni giudizio non potrà che essere soggettivo seppur basato su parametri per lo più oggettivi e condivisi.

“Tropico”, un nuovo disco e nuove facce e nuovi colori. C’è così tanta roba in questo lavoro che non saprei da dove cominciare. Ma qual è davvero la vostra firma? Cioè cosa vi rappresenta per davvero più di ogni altra cosa?
In una recensione dell’album precedente qualcuno scrisse “il Collettivo Ginsberg è tutto e il contrario di tutto”, ecco, questa è una cosa che credo bene rappresenti il progetto, essere tutto e il contrario di tutto.ù

Di certo non è il Mambo l’unico linguaggio, di certo non è il rock l’unica chiave di lettura. Sicuramente non è questo un disco pop. Tanto da dire e altrettanto da rintracciare. Per ora ci godiamo questa “Primavera mambo” e poi l’invito è aperto a tutti per saggiare – anche se su canali digitali – questo lavoro che sa solo di valvole e bottoni.