Il Salotto di MALCOM: i WINTER DIES IN JUNE

298

Come dire che l’inverno sta morendo ora… a Giugno… e non in Primavera. Come se la Primavera fosse un passaggio di mezzo che dal mezzo poi non si capisce ma niente, non ci sono posizioni nette da prendere o in cui restare. Eppure la musica dei WINTER DIES IN JUNE nel mezzo resta e paradossalmente ha una posizione netta e una personalità efficace. Saluti e convenevoli a questi ragazzi emiliani che pubblicano “Penelope, Sebastian” un racconto che dalla rovescia delle cose e degli eventi, dalle latitudini immaginate e raccontate a quelle reali pienamente suonate. In questo Salotto mi ritrovo a bere un rum e penso al post-rock quando gira il loro disco e non è che la cosa mi dispiaccia. Si fluttua con fare leggero e non sono ubriaco… se non di racconti felici. Che poi oggi Penelope e Sebastian, dove saranno?

Radici inglesi per una band italiana. Radici internazionali per noi che siamo abituati ad una cultura melodrammatica e popolare. Trasgressione e rivoluzione. Da dove nasce il bisogno che diviene poi realtà?
L’inglese è sempre stata una scelta puntuale. Sia come ascolti di riferimento (anche se nel nostro genoma c’è moltissima roba italiana a cavallo fra settanta e ottanta) che come mondo vocale e sonoro (dico proprio il suono delle parole). In italiano bisogna essere sicuramente più bravi, ma non solo, l’italiano ti tiene spesso troppo inchiodato al senso delle parole: l’inglese è anche una scelta di pudore

“Penelope, Sebastian”. Un incontro a ritroso. Ma tra le righe loro chi o cosa rappresentano?
Rappresentano lo sforzo di tornare a pensare ad un inizio, a non accontentarsi di vedere solo l’ultimo atto. Spesso rileggiamo le cose che ci accadono alla luce degli ultimi fatti. Sarebbe interessante rileggerli alla luce dei primi fatti. Abbiamo poca memoria. A volte è una fortuna.

E questo racconto a ritrovo, serve ad un mero gusto estetico oppure per esorcizzare gli errori del passato?
Ogni scelta estetica ha riflessi sulle scelte narrative. Hai presente il MacGuffin? Ecco ogni espediente estetico è anche un espediente narrativo

I sintetizzatori sono sfacciatamente anni ’80 o sbaglio?
Brani come “Penelope” non lasciano troppo scampo…I synth sono stati utilizzati e vengono utilizzati da tutte le band. national, WIlco, Interpol, gli stessi Blur, per non parlare dei Pulp hanno usato e continuano ad utilizzare i synth. E’ il volume col quale vengono usati che forse è anni 80- Ma sono gli stessi sintetizzatori che vengono utilizzati con profusione nella musica pop degli ultimi 30 anni.

“Aereoplanes” è il primo brano scritto, il primo capitolo della storia e il primo video di lancio. Sarà questa la logica per i successivi lanci?
Abbiamo già individuato il prossimo singolo. Dobbiamo raccogliere le idee per il video.

Un post rock dicevamo, uno scenario che somiglia alla versione felice de “La Strada” di McCarthy. Adoro quando il suono diviene lungo e sembra quasi non voglia smettere mai…




Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.