Il Salotto di Malcom: i Refilla

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Due sono le cose che mai capirò: perché tanta gente continua ad ignorare la bellezza e perché a tanta bellezza viene concesso di stare in silenzio. Insomma, Marzullo a parte, oggi in questo salotto, con un po’ di ritardo e me ne scuso, faccio entrare la bellezza del rock dipinta con tonalità scure di elettronica, in un mood r’n’b quasi rap che fa tanto metropolitana milanese (non potendo essere londinese o berlinese). Se da una parte c’è l’immaginario di Tupac (con ovvie e lunghissime distanze) dall’altro c’è il pop italiano. I Refilla prendono tutto questo, si concedono spazio e tempo per curare i dettagli del suono, e riversano tutto in una fiala USB con tanto di bugiardino per le controindicazioni. Un esordio interessante anche dal punto di vista estetico. “DUE” è il titolo: perché dentro c’è l’elogio alla follia, quella romantica, quella che salva dall’omologazione. E se da una parte c’è il normale incedere di tutti, dall’altra c’è l’impeto del randagio urlo dell’emozione. Non c’è altro da dire. Ascoltate.

Innanzitutto il nome: REFILLA cosa significa? Non mi dite che ha a che fare con il mondo della cura estetica…
Assolutamente no. Refilla viene dal verbo inglese ‘to refill’ ossia letteralmente ‘riempire ancora’. Vogliamo continuare a riempire questo benedetto bicchiere mezzo pieno.

Domanda al contrario: del mondo analogico che cosa avete rifiutato? E del mondo Digitale?
Niente da nessuno dei due. Abbiamo semplicemente cercato le cose che ci piacevano, sia da un mondo che dall’altro.

Bellissima “Partire a Settembre”… anche io sono del parere che Settembre è un momento di sosta, tra conti e nuovi progetti…
“Partire a settembre” è un pezzo sulla ricerca di se stessi. Sulle scelte e sull’evoluzione che ognuno di noi si ritrova a fare in ogni fase della vita. “Si è soliti dire che la destinazione non è importante, ma ciò che importa è il viaggio. Ma cosa succede se la destinazione sei proprio te stesso?”

Ma per un disco che vuole affrontare la medaglia da entrambe le facce, il partire e quindi il viaggio non è una sfumatura dei due estremi? Dunque questo disco parla anche di ciò che sta nel mezzo o sbaglio?
Il disco parla degli estremi e di che cosa significa convivere con essi. Come si fa a tralasciare quello che c’è in mezzo?

Esordire oggi, cosa significa? Visti anche gli andamenti della cultura…
Significa buttare il cuore oltre l’ostacolo e impegnarsi. Non è un mondo facile quello della musica oggi. La vera risposta però va affrontata in maniera diversa. L’unica cosa che ti spinge ad ‘esordire’, se così si può dire, parte ed arriva alla necessità di voler comunicare qualcosa. Non importa se è facile o difficile fare musica nel 2018. L’unica cosa che ti deve spingere a farlo è la necessità che senti dentro di prendere in mano una penna o una chitarra per scrivere qualcosa.

Scelgo dalla rete e dai video presenti, questo “Partire a settembre”. Scelgo la faccia più pop di questo disco. Non chiedetemi come e perché io ci veda la sospensione della vita quotidiana, non chiedetemi come ma sono costretto a rompere le muraglie di cemento che ho sulla faccia e, ad occhi chiusi, a cercare il mio tragitto. Sulle prima questa musica scivola in questo pop adolescenziale. Poi però resta ed incide. A suo modo.




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