Il Salotto di Malcom: i RADIOLONDRA

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Da questo diavolo di Salotto farò in modo di far cadere pioggia leggera, di quella domenicale, di quella che ad un tratto sembra vapore sul vetro della finestra. Spero anche che piova domani per tutto il pomeriggio. Insomma, preparo una tisane che mi pare che i Radiolondra non siano pellegrine di grandi bevute. E preparo il vicinato ad ascoltare a tutto volume questo bellissimo SINT-POP (maledizione tutte queste etichette) di natura malinconica. Tra l’altro par proprio che questo disco dei Radiolondra voglia essere proprio social a partire dalla copertina. “Slurp” tuttavia non sembra contenere dentro canzoni social. Eppure non era questione che dal pop digitale dovevamo avere solo belle donne, amore facile, sole e spensieratezza? Qui si cambia rotta… e siamo in onda così. Benvenuti a voi…

Indie pop. Oggi si dice così. E voi non vi vedo propriamente diretti in una direzione precisa o sbaglio?
Siamo dentro questo filone indie pop: così ci hanno detto e ci può stare, se indie vuole dire fare quello che sai fare e vuoi fare libero da costrizioni esterne, se pop vuole dire popolare cioè per tutti, non per una classe, una elite di persone, ma per tutti quelli a cui piacciono le canzoni.

Che poi nell’era dell’apparire di oggi, non siete tipi da etichette voi…
No, zero. Non siamo gente da X-factor, e la vita ci piace osservarla in silenzio, guardare le cose accadere. Le canzoni nascono da lì, da alcuni dettagli che, guardati bene, scopri essere molto più che dettagli.

Eppure questa bellissima copertina è opera di un influencer. Dunque futuro si o futuro no?
@finnanofenno è un ottimo artista; la copertina l’ha immaginata lui, ascoltando il disco e le canzoni. E’ un amico di Carlo (il chitarrista dei RL) e dentro la loro amicizia è nata questa collaborazione. Ne siamo orgogliosi. Futuro sì, ma non c’è futuro senza passato, e soprattutto senza presente. Di fatto, il futuro è il presente che continua ad accadere. Il problema della vita è il presente, è cosa voglio adesso, per cosa mi impegno adesso, cosa è importante per me adesso.

Che a proposito di passato c’è tantissima atmosfera anni ’90, ci sono brani come “Siamo in onda” o “Puttane” che del futuro proprio non ne vogliono sentir parlare… voi che ne dite?
“Siamo in onda” paragona il passato di mio nonno, che faceva il fornaio e portava il pane a chi ne aveva bisogno ai tempi della guerra, con il nostro. Le circostanze sono cambiate, ma anche oggi è una guerra. Le bombe sono lontane (in realtà, non così lontane, la guerra è dietro casa ma non vogliono che ci pensiamo), però per noi italiani europei occidentali di oggi mediamente agiati o comunque con la fortuna di avere un lavoro, la guerra è tra il decidere di vivere su Instagram, o di vivere veramente. Ci sentiamo soli usciamo di casa raramente. “Siamo in onda” parla della voglia di provarci, del voler buttarsi nella mischia. Che è poi una decisione che non prendi una sola volta, ma ogni istante.

Anche Camilla alla fine vive un po’ senza troppe etichette. Questo modo di stare al mondo ricorre nella scrittura dei Radiolondra, almeno per quel che è la mia chiave di lettura. Questo disco quanto assomiglia alla vostra vita privata? Oppure è musica per evadere in un Eden dei vostri sogni?
Intanto ti ringrazio perché le domande che ci fai sono molto belle e hai colto delle cose importanti per noi. Sì, Camilla se ne frega delle etichette, vive la sua storia. Dentro il disco c’è la nostra vita privata, noi la raccontiamo e ce ne freghiamo degli slogan, delle frasi che possono piacere. Raccontiamo quello che ci è successo. Crediamo che questo sia l’unico modo per essere veramente originali.

Dalla rete pesco “Camilla”: io lo farei girare più e più volte. Io farei in modo che qualcosa cambi nel pregiudizio. Almeno ci provo. Almeno loro ci hanno provato. E noi ci mettiamo in coda…




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