Il Salotto di Malcom: i MUSITA

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In questo Salotto si sa che la musica entra ogni giorno, tutta, di ogni colore, razza, tempo e gusto. Il mio è un ruolo di ascoltatore, di ricercatore, di attenzionatore se così si può dire. Però non è di certo quel pop elettronico la vera punta di godimento assoluto, devo ammetterlo. E lo scenario che il duo dei MUSITA mi prospetta rispecchia esattamente quel cliché che non ho mai troppo coltivato ma che devo dire, per mia umilissima colpa, nasconde risorse interessanti. Ed ecco dunque un disco eponimo di un duo tutto griffato di luci a Led e tanto mestiere ed esperienza: Ubaldo Schiavi, compositore e bassista, Laura Tarantini, cantante italo francese dal grandissimo piglio vocale. Dai testi diretti, semplici ed aggressivi quanto basta (bella l’interpretazione di lei proprio nei momenti di maggiore spigolosità), alle musiche di Schiavi, digitali ovviamente, di quel pop industriale dove naturalmente la sezione drumming (il basso principe di corte) spicca ma neanche troppo se ascoltiamo per bene, come in realtà ci si aspetterebbe da un approccio istintivo. Il suono invece è etereo, “spaziale”, ricco di rifiniture programmate a dovere che abbracciano tutto lo spettro e le sensazioni (basti sfogliare il primo brano “Sentiti vera” per capire di cosa parlo). Dunque spolvero le mie frasi migliori per accogliere la bellezza di Laura Tarantini e appendo alle pareti il mio vecchio Rickenbacker per far felice Ubaldo Schiavi.

Nell’era dell’indie-pop voi avete sposato completamente quel sound anni ’90 un po’ alla Anna Oxa che amo. Che poi alla fine c’entra poco o niente ma sono emozioni che salgono alla mente quando ascolto questo vostro lavoro. Dunque partiamo subito dai riferimenti: a chi dovete molto per la vostra scrittura?
Mi fa piacere notare che veniamo sempre abbinati ad epoche ed artisti diversi. Questo significa che lo stile Musita in realtà ha una sua personalità composta da mille sfaccettature. Le mie basi compositive sono musicalmente radicate alle tradizioni melodiche italiane che tutti ci invidiano nel mondo e nei testi utilizzo lo stile narrativo che mi deriva dalla letteratura del ‘800 e dei primi del ‘900 che tanto amo.

Che poi penso anche ai Roxette. Ma a parte loro e qualche altro caso, una formula analoga raramente ha trovato fortuna nel mondo della musica. Non è così? Se non sbaglio dunque vi chiedo: secondo voi perché?
In realtà si possono scrivere canzoni che hanno un immediato successo ma poi destinate in breve a sparire. Si possono poi scrivere belle canzoni che richiedono alla band più tempo per avere un successo il quale dura però negli anni. E’ questo il nostro obiettivo.

Elettronica. Impossibile non chiedervelo: perché? Perché invece non un suono acustico? Comodità o linguaggio popolare di oggi?
Non si può prescindere dallo sviluppo delle tecnologie. Sarebbe come dire: “Automobile. Perché invece non girare con un calesse?” L’elettronica è un mezzo attuale di espressione, ma se una canzone è brutta, rimane brutta sia suonata elettronicamente, sia voce e chitarra. A noi piace anche suonare versioni unplugged delle nostre canzoni perché la prima cosa nella musica è avere qualche cosa da raccontare.

Ma poi a dirla tutta: qual è la genesi di questo nome, MUSITA?
E’ un nome che contiene l’essenza del progetto. Musica Italiana. e poi fa riferimento alla Musa che è l’ispiratrice di ogni forma d’arte. E’ facile da ricordare e si presta facilmente a diverse interpretazioni grafiche.

Ma in questo momento di inquietante omologazione, in cui tutti cerchiamo di apparire, la musica come reale forma di espressione, che fine ha fatto secondo voi?
L’importanza dell’apparire è stata fondamentale per supportare i meccanismi del consumismo, permettendo di aumentare le vendite di prodotti di dubbia utilità. In questa involuzione culturale anche la musica ne ha fatto le spese. Il potere dei mass media spinge le persone in precise direzioni di gusti e scelte. Rimangono però delle nicchie di grande qualità ed oggi grazie ad internet è più facile trovarle per chi lo desidera.

Dunque un suono che probabilmente fa esattamente quel che gli viene richiesto, mescolando energia futuristica alle emozioni di una donna “analogica”. Un lavoro di soli 5 brani inediti… probabilmente la ricerca è ancora aperta e presto arriverà anche quella scrittura che farà quadrare il cerchio.




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