Il Salotto di Malcom: i Karbonica

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In un salotto dove gira musica e spiritualità, dove girano Americani, Africani, Francesi, Svizzeri e Norvegesi, in un salotto dove l’alcool è come acqua non potevano mancare i Siciliani figli d’Italia che, al contrario di tutti, hanno sfidato le cover band e le hanno battute a tavolino. Benvenuti ai Karbonica di cui in realtà ho poco da dire: un disco d’esordio dal titolo “Quei colori” che onestamente non fa altro che mostrare al pubblico pagante canzone italiana di veste forse troppo pop per i gusti da rocker duri in faccia che vestono i nostri. Gente che non la manda a dire, incazzata e irriverente…ma poi perchè mi fai sentire del pop industriale di grande commercio? Non che sia fatto male ma direi che appena stona nell’apparire e nel sembrare. Eppure, e non mi stupisce dato quello che sento, c’è ciccia forte sotto…i Litfiba li hanno scelti per la celebrare un compleanno importante del disco “17 Re”. La loro terra li acclama…e allora benvenuti in questo salotto dove si beve poco…ma si beve rock!!!

Ok ci piace il rock. Qualcuno ha detto che il ROCK è morto. I Karbonica rispondono?
Il rock non è morto, si è evoluto come ogni fenomeno culturale. Oggi l’appiattimento verso il basso tanto decantato da Pier Paolo Pasolini ma che riguardava la cultura del ceto medio, ha purtroppo investito anche la musica ed ecco ad esempio l’indie alternative italiano, tanto deriso all’estero, oppure quel finto rock che non ha e non vuole avere contenuti. L’Italia è un piccolo paese, piccolo in tutto e così quando si dice rock, molti non capiscono di cosa si stia realmente parlando, in Italia è rock Ligabue, all’estero invece lo sono gli AC/DC, qualche differenza oggettivamente c’è. Il rock è un modo di pensare, finché qualcuno sarà in grado di suonare ciò che vuole, senza farsi trascinare dalle mode del momento, ci saranno pure i messaggi, quale caratteristica importante di questo fenomeno culturale, il rock non sarà morto!

Però poi alla fine, diciamoci la verità: il vostro è un modello realisticamente POP. Non trovate?
Farei una domanda a chi adesso ci pone questo quesito, cosa diavolo è il pop? Si tratta di musica popolare. I Karbonica fanno musica popolare? In Italia cosa diavolo è il pop? Forse sono pop i Negramaro, i Modà, oggi pure gli Afterhours o i Marlene Kunz. Noi di certo non siamo il modello di band per quel pubblico italiano“radical chic”, cliché nostrano che ha parecchio stancato tutti. Chi conosce questo modello è abituato a sentire dei ragazzetti “figli di papà” che fingono di vivere problematiche esistenziali e giocano a fare i “fighi” risultando un pò sfigati. Chi sta dentro a questo fenomeno non lo sa neppure e non capisce che questo oggi è davvero il dannato fenomeno pop, dell’underground musicale nella nostra piccola Italia, sempre piccola in tutto, nella politica, nel giornalismo e nella cultura. Il nostro modello è: noi siamo così, autoprodotti, indipendenti, davvero liberi di fare i dischi come ci piace! di certo non ricalchiamo il modello del pop sponsorizzato dai network e dalle major. Poi vedeteci un po’ come vi pare, noi ci conosciamo bene e sappiamo cosa stiamo facendo.

L’immaginario di gente incazza di periferia è uno stile preciso, un richiamo che ha una sua “letteratura” oppure è il vostro immaginario, costume e mood operator?
Non è un mood operator, se chiedessi a molti, sapete in realtà di cosa parla questo disco?! andando aldilà dei comunicati stampa (che sono forse la vera cosa pop che ci accompagna). Qualcuno di questi ragazzi incazzati che suonano in questa band, la mattina si alza alle 6.00 e non indossa giacca e cravatta. Qualche altro magari ha una bella laurea appesa su una splendida parete e si è ritrovato a fare i conti con le logiche del nepotismo, del clientelismo, della burocrazia e chissà cos’altro, finendo per fare lo schiavo per il potente di turno. Potremmo continuare all’infinito, parlando pure di chi dentro questa band in questi anni ha perso più volte il lavoro. Di fatto è quello che è successo a tante persone, certo non ai “figli di papà”, che non sono necessariamente i “fighetti” col mocassino e il jeans firmato. Potevamo non essere incazzati? Voi non siete incazzati? Se non lo siete vuol dire che tutto quello che è successo in questi anni non vi ha scalfito, probabilmente avevate allora le spalle ben coperte. Il problema di questo paese è che nessuno si incazza davvero!

Che poi è uno stile diciamo anni ’90. Mi viene da pensare un po’ ai Teddy Boys che vennero banditi in Italia negli anni ’60…
I “Teddy boys” sono un fenomeno bello da vedere nei film! Certo però, molto distante da noi. Vi dico che mi avete fatto ridere! Una cosa che di questi tempi riescono a fare davvero in pochi, un’idea per il prossimo video, magari in bianco e nero. Per i profani della cultura americana cavallo tra i 50 e 60, i Teddy boys spesso erano ragazzi senza alcun credo, se non quello per il biliardo e il football, in altri casi purtroppo soggetti legati al concetto di azione per mano della violenza, ovviamente sempre sopra ad una motocicletta e con gli stivaletti ai piedi. Non siamo questo? Non credo affatto. Nei nostri brani c’è la voglia di riscatto, la comprensione dell’attuale dittatura democratica e dell’appiattimento di ogni valore, a favore dell’intrattenimento, il vero killer della cultura. Veniamo allo stile anni 90, di fatto se un giornalista avesse detto negli anni 80 agli Motley Crue di avere un look troppo glam, questi lo avrebbero preso per scemo. Le mie risposte sono sarcastiche però ergo un po’ di ingenuità nelle domande, forse voluta. Noi facciamo rock, siamo così e facendo un’analogia con “L’Inganno” titolo del nostro singolo in rotazione radiofonica, sarebbe stato parecchio ingannevole presentarci vestiti con degli abiti di scena studiati ad hoc, solo per essere alla “moda”. Lo sappiamo cosa va di moda, non siamo mica tonti, però scegliamo di fare quello che vogliamo e “parafrasando”, per fare ciò indossiamo i vestiti che usiamo tutti i giorni.

Una domanda importante: ma l’America c’entra sempre qualcosa? Prendo spunto soprattutto ascoltando le chitarre elettriche di questo disco…
Molte influenze musicali comuni all’interno della band e e la predilezione per il sound americano, caratterizzato dagli intrecci di chitarra, hanno portato i Karbonica ad essere questo tipo di band, a noi piace il suono grasso, ritmica pomposa e chitarre fuori!

In ultimo: perché non sento la Sicilia in questo disco? Un difetto di ascolto mio o un’emancipazione vostra? Parliamo di una terra che forse è seconda solo a Napoli per la sua caratterizzazione culturale in campo musicale…difficile uscirne (per fortuna direi anche)…
Essere una band siciliana significa essere pure una band italiana, molti nostri colleghi che vivono in Toscana, Lazio, Lombardia non suonano musica folk, non vedo perché essere siciliani debba implicare di dover suonare il marranzano?! Siamo così, non rinneghiamo le nostre origini, ma viviamo pure in Italia, questo purtroppo molti se ne dimenticano. Aggiungo però che in realtà dopo un attento ascolto, alcune persone attente e con un’infarinatura di musica, soprattutto alcuni musicisti hanno sentito, su un brano in particolare, un po’ di sud (ampiamente inteso). Attenzione! la Sicilia non manca nei testi di ben due brani, agli attenti ascoltatori non mancherà l’occasione di accorgersene.

Insomma alla fine la sanno lunga e tengono botta. Ed io li rispetto più di prima. Un rock? Si forse c’è del rock anche se il vero rock a cui noi della vecchia guardia siamo abituati si chiama Led Zepplin, Black Sabbath e i garage dell’underground dei Nirvana. Vabbeh ma questa e tutt’altra storia…




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