Il Salotto di Malcom: i BLASTEMA

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Sapendo di dover incontrare Matteo Casadei e i suoi BLASTEMA ho pensato bene di vestirmi di colori tenui tendenti alle tonalità calde. Intimità da una parte, energia dall’altra, senza eccedere mai in una o nell’altra cosa. Prendere o lasciare, il pacchetto BLASTEMA comprende tutto e senza esclusioni di colpi. Il nuovo disco sa di rivalsa più che di speranza, graffia la pelle più che accarezzarla per rassicurarmi. Il titolo già la dice lunga: “Tutto finirà bene”. Certo. Ma dietro le quinte c’è un vulcano che sta esplodendo e tanto al sicuro non mi sento. Un bel disco elettropoprockd’autore. In questo salotto c’è spazio anche per il suo contraddittorio. Eppure la polemica corre sul filo del rasoio e tanto facile questa conversazione non sembra. Le domande scomode le possiamo saltare, certamente, le domande banali stufano, certamente…ma alla fine non manca forse la semplicità di una risposta che sia meno artificiosa di quel che le si richiede? Forse…comunque sia: bel disco BLASTEMA…

BLASTEMA e Ostile Records. Un nuovo matrimonio nella vostra carriera. Il buongiorno si è visto dal mattino?
Direi proprio di sì, nel senso che insieme ad Alain Pagani e ad Ostile siamo riusciti a creare il nostro disco più riuscito.
C’è da dire che non è che abbiamo incontrato il Pagani così per caso…ci conosciamo da un po’, solo che per un motivo o per un’altro non eravamo mai riusciti ad allinearci.
Beh, con questo disco ce l’abbiamo fatta (e finalmente!)

Abbiamo visto molte “polemiche” alla domanda circa la figura “ORSO BIANCO”. Perché? Cosa trovi di tanto “stancante” nello spiegarci il legame tra titolo e canzone?
Adesso, non esageriamo…molte polemiche…al massimo una rispostina un po’ caustica, un po’ celiante, suvvia, e che sarà mai…? Lei che è intervistatore cerchi di mettersi per una volta nei panni scomodi di questo povero intervistato…! Se le facessero una domanda talmente mal formulata, ma talmente mal formulata da capirsi subito che l’artefice di tale abominio non sa nemmeno di cosa si stia parlando, né si è dato scrupolo di approfondire l’argomento preventivamente e nemmeno di leggere le informative dell’ufficio stampa, lei, cosa risponderebbe?
Ed ora immagini, anzi, empatizzi il fastidio di rispondere per l’ennesima volta alla stessa domanda, stavolta pure mal formulata, alla quale, con cadenza bisettimanale, risponde già da un paio di mesi e la cui risposta si trova in rete, in almeno 4 differenti versioni, digitando Blastema Orso Bianco. Lei, caro intervistatore, al pressapochismo risponderebbe con una quieta e dettagliata discettazione? Giuro: ha tutta la mia ammirazione.

Secondo te la polemica oggi fa più notizia dei contenuti stessi?
Purtroppo, molto spesso, la polemica è il contenuto stesso, ma non è il caso di questa intervista. Che dice, caro intervistatore, saltiamo alla prossima?

Dalle note di stampa si legge che questo disco vi è servito come ad esorcizzare qualcosa che c’era di irrisolto nelle vostre vite. Ci siete riusciti? “Tutto è finito bene…”?
A mente fredda, dopo aver ormai digerito il disco, avendolo ascoltato un paio di centinaia di volte, mi verrebbe da dirle di sì. E’ la prima volta in vita mia che mi capita di provare un entusiasmo così cristallino e duraturo per un’opera che ho contribuito a creare. Solitamente, per le creazioni precedenti, vigeva intrinseca l’esaltazione della compiuta missione. Una sorta di ebbrezza liberatoria e ubriacante che si impossessava di me appena terminate le registrazioni, per poi gettarmi in una tetra depressione, pochi giorni dopo, quando realizzavo cosa non era perfettamente riuscito. Ma per questo disco è diverso. Malgrado anche questo non sia immune da critiche, trovo che sia comunque confezionato egregiamente e che i brani che lo compongono abbiano un fascino caratteristico, mai banale, che fa venir voglia di ascoltarli nuovamente, nonostante siano brani modulabili e melodici. Insomma: questo disco mi fa venir voglia di salire in macchina per ascoltarlo, anche se non devo andare da nessuna parte, proprio come quando, tanti anni fa, mi infatuavo dei dischi dei Radiohead o di Jeff Buckley.

Voi che avete davvero tanto da raccontare come rock band in questa Italia degli indipendenti. Fare un disco oggi che senso ancora restituisce a questo mestiere?
Ma è proprio questo mestiere che non ha senso! Che fanno i musicisti, vendono dischi o creano musica? L’idea di un mercato in cui si commerciano prodotti d’intelletto è già di per sé un’aberrazione, figurarsi un mercato dove non solo si fa mercimonio delle emozioni della gente, ma si costruiscono i prodotti a guisa delle emozioni che le persone dovrebbero provare secondo un non so quale supposto meccanismo.
Il mercato discografico è l’anticamera dell’annientamento emotivo. Ben venga allora la distruzione di questo regno del male se i modelli che ci si prospettano sono x-fucktor e Nemici!

Bufere e rivoluzioni. L’idea della fine. Il cambiamento. Voi verso cosa vi state dirigendo?
Un’altra fine, un altro cambiamento. Una delle tante, uno dei tanti.
un altro giorno, un altro tempo, purché ci sia luce e ancora canti.

“Orso Bianco”. Si d’accordo ragazzi…la domanda sarà banale. Forse. O forse manca il guizzo e la comprensione. O forse manca totalmente chiaro qual è il piano di comunicazione su cui ci stiamo muovendo. Di certo, dietro belle canzoni ci sono sempre belle curiosità da soddisfare, anche le più stupide prendono forma e fascino tutto loro…e, per quanto banali siano, c’è sempre una risposta intelligente ed educata da dare. In fondo, il mestiere dell’artista è anche questo…forse…intanto BLASTEMA: play loud.