Il Salotto di Malcom: Gino Magurno

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Pausa estiva interrotta da un ciclone partenopeo. Tempesta e fulmini sulla canzone indie…anzi sugli artisti INDIE. Che poi con il fenome The Giornalisti abbiamo davvero toccato ogni fondo. Ma detto questo spunta dal web un esperimento in bilico tra digitale ben studiato e amatoriale improvvisato. Un video VOLUTAMENTE HOME MADE in tutte le sue sfaccettature con un testo che non lascia spazio ai peli sulla lingua. Il singolo di Gino Magurno si intitola “Preferisco Rovazzi”. Vogliamo parlare di disamina e denuncia di una situazione al degrado? Almeno in tutto questo essere materialisti c’è chi il mestiere del commercio e della moda sa farlo come si deve…e Gino Magurno ci dice proprio questo. Produttore e autore, grandi nomi in carriera. Oggi cantore digitale in questo momento davvero discutibile

ROVAZZI…ma dicci la novità: rode più vedere certi fenomeni spopolare senza contenuto o veder ignorato comunque il contenuto di altri?
In verità non mi rode né l’uno né l’altro. Io penso che da tutto ciò che accade nel mondo della musica, anzi della discografia – sono due cose completamente diverse – ci sia sempre da imparare e prendere atto. Certo, se uno fa canzoni di spessore non pretenderà mica di essere preso in considerazione dal pubblico che guarda i talent, l’isola dei famosi, grande fratello e chi più ne ha, anzi chi peggio ne ha, peggio ne metta. Comunque non credo che dietro il fenomeno Rovazzi ci sia assenza di contenuti, certo prevale la leggerezza ma parla della realtà che ci circonda, realtà che può non piacerci, ma qui entreremmo in un discorso sociopolitico che non mi sembra il caso di affrontare e liquidare in poche battute. L’unica cosa che voglio aggiungere è che la società in questi ultimi anni è profondamente cambiata e ancora cambierà sempre più profondamente, speriamo che di profondamente in profondamente … non sprofondi!

E dietro questo progetto troviamo Luigi Piergiovanni della INTERBEAT: direi che “Preferisco Rovazzi” aveva bisogno di un folle come lui…in senso bello s’intenda!!!
Sono assolutamente d’accordo! Luigi è uno dei pochi discografici in Italia che ancora interpreta il ruolo di etichetta indipendente, sa di non poter fare la guerra alle multinazionali con le loro stesse armi e combatte con la passione, il lavoro pietra su pietra, le scelte coraggiose ma dettate dalla convinzione. Pensare di pubblicare Preferisco Rovazzi e poi l’album “Veemenza senile” è sicuramente una scelta coraggiosa e controcorrente, non perché io chissà cosa abbia scritto di rivoluzionario ma i contenuti non sono certo rassicuranti come le canzoni che di solito si ascoltano in radio e poi, se l’album si chiamerà ”Veemenza senile”, ci sarà pure un motivo….anagrafico! Oggi nessuno investe dieci euro su un giovane, a meno che non sia un fuoriuscito da un talent, quindi la scelta di Luigi è veramente coraggiosa. Spero che con il lavoro e un po’ di fortuna possiamo prenderci qualche soddisfazione, ma voliamo bassi, entrambi conosciamo bene la realtà ma ci piacciono le sfide ed amiamo dire quello che pensiamo, in fondo è una gran fortuna non appartenere ad alcuna lobby. Già aver ottenuto su Facebook per Preferisco Rovazzi oltre ventimila visualizzazioni del video e delle anteprima e oltre milletrecento streaming su Spotify non è poco per uno che “ovviamente” non passa sulle radio, e che, anche se scrivo canzoni da quarant’anni, è praticamente sconosciuto al grosso pubblico ! Aggiungerei che le visualizzazioni e gli streaming sono tutti reali, saprai che ormai si acquistano anche visualizzazioni e streaming.

La MUSICA oggi? Insomma con Rovazzi ormai siamo finiti nel prodotto non più artistico ma meramente di consumo…giusto?
Io credo che chiunque scriva una canzone, un libro, un film, desideri che il suo lavoro diventi di consumo, mica è un peccato! Certo c’è consumo e consumo. Per esempio nel mondo del cinema a me piace molto Checco Zalone, è di consumo, fa cassetta ma lo trovo originale, intelligente, tocca con acume argomenti seri. Tutto è, o spera di essere, di consumo, ma c’è merce e merce.

E dalla musica di tanti come Bennato a quella dissacrante e provocatoria di Gino Magurno…la trasformazione com’è avvenuta?
Mah, in verità non metterei Bennato nella categoria della musica di tanti, e poi più dissacrante e provocatorio di Edoardo non mi viene in mente nessun altro! Detto questo, io nasco autore, vecchia scuola, ho avuto la fortuna di collaborare con autori come Depsa, Claudio Mattone ed ho imparato che l’autore deve avere una fantasia a 360 gradi, non può essere selettivo. Così di solito scrivo per altri artisti, poi ogni tanto mi prendo dei permessi perché ho bisogno di scrivere senza filtri, senza condizionamenti. Così come quando negli anni 80 fondai i Pummarola system, lanciati da Arbore a Quelli della notte, o quando nel 96 fondai con Diego Parodi e Renato Salvetti i Vox Populi, o più recentemente, nel 2008, L’Altroparlante. Ora mi mancava questo spazio perciò sono qui con questa nuova avventura.

Chiudiamo con una domanda ovviamente diretta. Perchè un video così amatoriale?
Se per video non amatoriale, quindi professionale, tu intendi, per esempio, quello di “Riccione” dei Thegiornalisti, allora il tuo “amatoriale” lo prendo come un gran bel complimento. Qualche bella ragazza in piscina con sedere e tette in primo piano e una faccia da poeta maledetto che vomita banalità sono sufficienti per starne alla lontana. Intendiamoci, la canzone è funzionale, ma lontana dal mondo alternativo al quale credono di appartenere. Ecco, sono questi i gruppi che mi hanno fatto sentire il bisogno di scrivere “i gruppi alternativi di oggi mi fanno letteralmente cagare….preferisco Rovazzi”. Anzi, ti dirò di più, preferisco il video parodia delle Coliche che si sono inventati Thegiornalai, mi fa veramente divertire. Le cose serie della vita sono altre, non certo il sole di Riccione o il fatto che io preferisca Rovazzi, per questo non voglio prendermi sul serio. Perciò ho scelto la strada di un videoclip che si avvicini più alla categoria dei video divertenti che a quella dei video musicali. Ci siamo fatti un sacco di risate. Ho puntato tutto sulla vis comica del mio amico Giancarlo Valentino, che tra l’altro vanta parti in film con Pieraccioni e Beppe Fiorello, di mio fratello Antonio e del mio amico Giorgio Barbieri, con Ludovica Cacace, nella parte della truccatrice, fidanzata di mio figlio Dario che ha fatto le riprese rigorosamente col telefonino. Ti giuro che, rivedendo alcune scene, tuttora rido da solo.

Di sicuro abbandoniamo la forma classica di strofa e ritornello. Di sicuro abbandoniamo i suoni da cliché e le strutture radiofoniche. Di sicuro condiamo il tutto con un pizzico di sana autocritica e quella voglia di sperimentare straziando letteralmente i dogmi di fede. In tutto questo la INTERBEAT di Luigi Piergiovanni che ha curato questa produzione esperimento, è l’unica che poteva venirci in mente capace oggi di non aver paura di essere “altrove”. Buona visione…e non abbiate pregiudizi. Amen.




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