Il Salotto di Malcom: Giacomo Toni

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Piano-punk signori. Io che in questo salotto conservo gelosamente un piano a muro Seiler di chissà quante generazioni fa. Io che del piano conosco solo i grandi mostri e neanche così tanto bene. Quello di Giacomo Toni è un piano pazzo, polveroso, di ruggine e di rum, un pianoforte che non chiede permesso, un pianoforte che alla fine sfonda le finestre e piscia sul divano. Ma la dice lunga… la sua canzone è un massiccio di ironia e poesia, di fotografie graffianti provenienti dalla nebbia della provincia di un Mercoledì qualunque. Questo nuovo disco lo ha intitolato “Nafta” e noi lo lasciamo entrare senza se e senza ma. Che alla fine, affascinati dal tanto suonare, dal tanto spirito di empatia live, dal tanto fare poesia beat, alla fine voglio pescare davvero chi e cosa dice Giacomo Toni. Alzate le antenne gente…

Pianopunk. Piano di controcultura. Avanguardia: insomma ti piacciono queste definizioni? Oppure sei uno che rifiuta le definizioni?
Non mi sento nella posizione di rifiutare qualcosa. Queste definizioni rappresentano una parte consistente del mio lavoro anche se sono delle sintesi, che vorrebbero chiarificare un significato. Io credo di occuparmi solamente di fare ricerca sul linguaggio della canzone al di là del suo significato, a volte sperimentando e altre indagando una certa classicità.

“Nafta”… perché questo titolo?
Con “NAFTA” alludo al carburante per i trattori. Nelle mie fantasie è l’odore che circonda i personaggi che compongono il disco. Poi mi garbava il suono mitteleuropeo della parola, così crudo. È difficile trovare parole di questo genere nel nostro dizionario, nella nostra lingua da femmine

Che poi alla fine non sempre dev’esserci un perché… secondo te si dovrebbe tornare un poco alla genesi dell’ispirazione, quella casuale, quella solamente emotiva. Un po’ questo disco mi comunica una sensazione simile. Non trovi?
Nella canzone purtroppo ultimamente mi pare di notare una confusione tra ambizione e avidità che finisce per oscurare un po’ le basi della creatività. Si ha spesso l’impressione di ascoltare parole fasulle, interessate. Non mi piace molto ascoltare una musica che mi fa sentire un suo cliente. Direi che preferisco i cantautori che mi danno l’impressione di essersi sporcati le mani, di aver vissuto qualcosa di quel che dicono.

Forse te l’avranno chiesto tutti: ma dopo un disco così irriverente, come mai una chiusa così accademica? Tu sai a cosa mi riferisco vero?
Non sono molto interessato alla coerenza, che esclude sempre qualche tipo di gusto (per dirla alla Duchamp) Ho creduto che una ballata in piano e voce per chiudere il disco fosse un valore aggiunto: l’elemento di imprevedibilità che come dicevamo sfugge alle definizioni, che si avvicina alla complessità più che alla chiarificazione.

Ma quindi, giusto per citare un leitmotiv di questo lavoro, stai in qualche modo “rifiutando” il cliché della solita parte del cantautore?
Si, in qualche modo confuso…

Si intitola “Cugino Motorio Pasticca”. È psichedelia d’autore in qualche modo. Ecco cos’è…




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