Il Salotto di Malcom: FURIA

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Amici di Malcom: quanto mi piace farmi bello sapendo di ospitare nel Salotto una gentil signora!!! Non so che dirvi… mi ero bello pettinato e profumato quando invece arriva lei. Bella si, ma in divisa… e giurerei di averla veduta già da qualche parte questa divisa. Ah ecco… Corto Maltese. E ad ascoltare la sua musica sembra quasi di fare un salto nel buio pesto del pop anni ’90. Ok ordiniamo un poco le idee. Lei è FURIA. Tania Furia all’anagrafe, ma si fa chiamare FURIA per la critica discografica e il pubblico. Questo disco si intitola “Cantastorie” e, a farlo girare, suona di un bel pop glitterato alla main stream maniera di quando gli anni ’90 piacevano e le luci della “dance” un poco somigliavano al futuro. Certo ho reso estremi i toni e le descrizioni ma questo lavoro va ascoltato così: un esordio da mandar giù tutto d’un fiato. Benvenuta in questo salotto della nuova musica italiana:

Un nome assai poco “femminile”… decisamente anche poco in linea con la musica che proponi. Non trovi?
Io mi trovo assai molto “femminile” e decisamente in linea con la musica che propongo.
Il mio vero nome è Tania Furia. E fidati se ti dico che sono Furia di cognome e di fatto. Non so cosa ti aspetti da una cantante che come nome d’arte utilizza Furia, ma io mi trovo perfettamente a mio agio nel mio ruolo di cantastorie. Furia c’è e si fa sentire ma con il suo stile.

Un esordio che arriva dopo tanti anni di gavetta. Che significato restituisci a questo tuo primo lavoro ufficiale?
Meglio tardi che mai. Nasco interprete e mi ritrovo cantautrice. E tutto questo grazie al mio mentore artistico, nonché produttore: il Maestro Luigi Albertelli importante paroliere della musica italiana. E poi forse non sai ma lui ha scritto “Furia cavallo del West”. Il destino mi voleva cantautrice! Tutto questo significa che nella vita tutto può accadere. Io, adesso, sono la prima cantastorie italiana.

Che poi il ruolo del cantautore dovrebbe davvero essere quello del “Cantastorie” o sbaglio?
La differenza tra cantautore e cantastorie è lieve ma esiste. Il cantautore racconta molto delle proprie emozioni e della propria vita. Il cantastorie invece si occupa di narrare le storie di tutti, del passato, del presente e del futuro. Io come cantastorie canto ciò che fa parte della nostra realtà, chiaramente interpretandola alla mia maniera. E poi ho fatto mia la caratteristica dei cantastorie tradizionali, cioè quella di avere alle loro spalle dei disegni che illustrano la storia che raccontano. Ecco, io mi sono modernizzata e mi avvalgo di videoclips. Una cantastorie multimediale.

Perché secondo te nella musica di oggi si è perso il ruolo dell’impegno civile? Manca alla musica o manca al pubblico?
La musica rispecchia, sempre fedelmente, i momenti della società in cui si vive. Evidentemente siamo messi proprio male.
Il pubblico quando riceve sensazioni e contenuti validi reagisce in maniera positiva. Spero che le mie canzoni riescano a compiere un piccolo miracolo.

Scusa lo so che te la faranno tutti ma noi vogliamo saperlo: perché CORTO MALTESE?
Corto Maltese, eroe del fumetto italiano di Hugo Pratt, rappresenta per me il sinonimo di libertà. La sua vita avventurosa e il suo spirito ribelle mi appartengono. Mi appartengo pure essendo io una donna.

E per chiudere il cerchio alla produzione ritroviamo, ironia della sorte, il maestro Luigi Albertelli, quello di “Furia, il cavallo del west”. Non è ironico tutto questo discorso. Per niente proprio. Fosse solo che la canzone di Furia torna a fare quello che dovrebbe fare un cantautore: cioè raccontare storie.




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