Il Salotto di Malcom: Chiara Giacobbe

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Prima che la rete spari fuori il suo nuovo video mi levo lo sfizio e lo stupore di incontrare la violinista degli Yo Yo Mundi. Perchè molti è così che la riconoscono Chiara Giacobbe, è così che si è fatta un nome – almeno nelle attualità della discografia “pop”. Ma andiamo oltre perché di carriera ce ne sta tanta ed è storia proprio di questi giorni la nascita del suo primo lavoro di inediti che dall’America vengono e al mondo intero ritornano. Canzoni americane di stampo irlandese, sporche di strada e di quel sapore rock on the road che mi piace davvero tanto. Si intitola “Lionheart”, un messaggio lungo alle donne, un disco di solidarietà spirituale. Scritture intense che non badano troppo allo stile e alla scena dei cliché. Siamo in un altrove di questo mondo, sempre rispettando la musica e le sue forme. Ancora un nastro rosa in questo salottino di casa. Benvenuta a Chiara Giacobbe:

Dagli Yo Yo Mundi (giusto per citare una delle ultime cose importanti che hai fatto) alla cantautrice di inediti. Un esordio dopo tanta carriera. Come ci si arriva e perché?
Amo scrivere canzoni, mi piace cantarle e suonarle; imparo a suonare strumenti nuovi, li porto dal vivo e questa è una cosa che solo io posso decidere e mi piace parecchio! Ho trovato le persone giuste (parlo dei ragazzi che suonano con me adesso: Rino Garzia, Alessandro Balladore, Andrea Negruzzo, Eugenio Merico, Alessandro Diaferio, Gianluca Vaccarino, Andrea Cavalieri) e ho deciso di fare un pezzo di strada con loro e la cosa mi sta stimolando molto! Ecco perchè!

E a quanto pare, nota di merito, il violino non è sempre e il solo protagonista della tua vita… e della tua musica…
Certo, sarebbe un peccato altrimenti, perché è tanto bello mescolare le voci e le sonorità, spingersi oltre i generi e i limiti degli strumenti… E poi mi piace ascoltare gli altri mentre suonano e ammirarli mentre portano in superficie qualcosa che hanno nel profondo, mi piace il concetto di band, di collettivo.

Irlanda, Americhe, lunghe strade… è il violino che le ha pretese o il tuo background che le ha cercate?
Probabilmente siamo quello che ascoltiamo o abbiamo ascoltato; in verità mi sento in grande mutamento rispetto agli ambienti sonori. Il violino è un vero jolly, sta ovunque perché è capace di cambiare la sua voce, è sensibile alle mani che lo suonano…e non potrei dire con certezza in quale ambiente sonoro si svilupperà il prossimo lavoro.

Dall’Italia invece? Chi e cosa hai rubato?
Tutta la tradizione classica antica, i cantautori come Paolo Conte, Rosa Balistreri, Francesco Guccini, amo Lalli, la Bertè, Battiato, la Consoli, ma amo anche la musica classica contemporanea e Nino Rota e Morricone e tanto altro.

E dimmi di Chiara Giacobbe: il tempo e la terra che ti ospita, sono quelli giusti?
La terra si; non c’è altro posto così vario e contaminato culturalmente come la nostra Italia. Il tempo forse no; mi sento un po’ più una donna dei primi del ‘900, quando la musica era in metamorfosi e cio’ che piaceva ad alcuni faceva ribrezzo ad altri…avanguardia e reale sperimentazione.

E dalla tua musica, quanto futuro viene inseguito?
Tutto il futuro possibile! La mia musica cambierà con me e con quelli che suonano con me; e spero che lo farà con grazia e intelligenza.




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