Il Salotto di Malcom: BOB BALERA

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Benvenuto Mr. Balera. Benvenuti ai Bob Balera. Non è che ci abbia capito molto così all’impronta ma direi che siamo qui anche per questo. Romeo Campagnolo da alla luce un primo disco dal titolo “È difficile trovarsi”, tra funky e bel pop digitale con una chiusa ragazzi che…beh…che ci porta in una nebbia di provincia, a Bologna e dintorni, in Italia e in questa scena Indie. Un progetto decisamente fuori dalle righe abituali che ci fermiamo un attimo ad assaporare cercando, come solito dal vostro caro Malcom, di spulciare proprio tra quelle righe meno banali, quelle che sono sotto la buccia dell’evidenza. Che in fondo per il nostro/i nostri Bob Balera è proprio l’evidenza la prima cosa da lasciare a casa se vogliamo trasferirci a Berlino. Capirete…buon ascolto…

Bob Balera. Come nasce questo nome? Cosa c’era in Romeo Campagnolo che non andasse?
Bob Balera, nonostante sembri il nome di un solista, è una band a tutti gli effetti. Anche quando si componeva di due soli elementi. Il nome è venuto così, scherzando tra amici in una serata di sbronze. Ci piace l’effetto sonoro delle B.

Che poi tra la presskit e il disco c’è una dislivello sottile…da una parte c’è ironia e leggerezza, dall’altra c’è una canzone impegnata quantomeno nel senso dei rapporti di questa vita…
Ironia e leggerezza fanno sicuramente parte del progetto. Però a volte anche la vena impegnata e, consentitemi il termine, sofferente la fa da padrona. Ci sono entrambe. Ci piace che sia così.

Rapporti personali difficili. Che sia questa la vera piaga di questo presente?
Rapporti personali difficili sicuramente. Soprattutto quando metti i sentimenti nelle mani di qualcuno. Sì rimane indifesi. Spacchiamoci il cuore col sorriso sulle labbra.

E restando ancora a questo presente. Oggi l’elettronica la fa da padrona…ma senza elettronica esisterebbe Bob Balera?
Ci è voluto molto perché ci sono stati diversi cambi di formazione e, soprattutto nei primi anni, era più un’idea di un paio di amici che un vero progetto. Quasi una scusa per trovarsi a bere birre e sfogare l’amore per la musica davanti a un computer.

Mi pare anche di capire che questo disco viene dopo anni di gestazione, tra esperienze e contaminazioni…sbaglio? Se no, perché quindi solo ora? E la forma che ha preso è figlia di questo tempo?
La forma che ha preso ora è forse meno moderna di quanto non fosse in principio. Abbiamo voluto contaminare l l’elettronica con le chitarre. Dare più un’idea di band. Forse anche perché così il disco è più vicino alla dimensione live.

Per chiudere facciamo un riferimento di stile. Perchè in questo disco passi dalla leggerezza di “Giorni da cicala” all’intensità provinciale di “Bologna”. Come si legano assieme queste due facce della medaglia?
È difficile dare una risposta coerente. Sono entrambe parte di noi. Bologna, più di tutti i prezzi del disco, è quasi una confessione, l’irresistibile bisogno di mettere il culo in piazza. Giorni da cicala al contrario è più una descrizione scanzonata di un rapporto ormai alla frutta, da riderci su. Credo che siano sensazioni che convivono in ognuno di noi.

Bob Balera. Un disco che sto mettendo a ruota come di dice…e sinceramente dall’artwork al video, c’è solo da scoprire belle cose dietro ogni angolo. Ricordate gente: l’apparenza è ciò che inganna…sempre.




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