Il Salotto di Malcom: Beppe Palomba

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Tempo al tempo…che poi accade tutto. Sugli scaffali ho ancora “Il Buon Vecchio Charlie”, 33 giri intonso che gira bene nelle giornate di serenità variabile e da lì riscopro tracce come “Rosa”, famosa e bellissima, canzone che non sapevo appartenesse ad un artista che oggi vedo entrare in questo salotto e – quindi – riscopro a mia insaputa. Spolvero e levo banalissime bottiglia di Cola e fintissimo alcool per sembrare più adulto di quello che sono. Levo i poster pettinati e i lettori mp3 che fanno tanto adolescente a passeggio. Lui di storia musicale, almeno quella ufficiale, ne ha una valigia lunga appena 40 anni e più…lui ha lavorato con Andy Wharol…ha condotto e ideato programmi radiofonici…e dal suo esordio “a Rosa, a Giovanna, e alle altre…” edito nel 1972 torna oggi con un disco dal titolo “Il Piano B” per vedere se cadono ancora bene i vestiti di cantautore. Non è più ragazzo…ma di certo ora è uomo d’arte come pochi. Tanto di cappello e bellissimo ascolto d’autore in questo salotto con Beppe Palomba:

Dagli “anziani” del mestiere dovremmo prendere solo consigli e stare in ascolto…e invece?
E chi l’ha detto? Spesso gli anziani del mestiere sono solo degli inguaribili nostalgici. L’esperienza è importante e va condivisa, ma l’importante è cercare e trovare in se il vecchio e il nuovo, il passato e il futuro.

In questi anni di carriera qual è la più grande soddisfazione che hai inseguito e raggiunto?
Quella di essere stato sempre fondamentalmente un uomo libero! Ho rovesciato qualche scrivania, ho detto No quando andava detto, e, fortunatamente, sono riuscito a divertirmi sempre lavorando.

Teatro? Dopo tutto quello che hai fatto (sperando che non mi sia sfuggito qualcosa…nel caso ti chiedo scusa…) mi pare manchi questa dimensione. Ci hai mai pensato?
Ho fatto qualcosa in teatro intorno al ’68/’70, ho anche (pensa tu!) fatto il critico teatrale. Il concerto che sto preparando e che girerà da questo autunno ha una dimensione molto teatrale e spero di aver indovinato una formula originale…

Di recente ho incontrato un grandissimo giornalista che ha deciso di smettere con la musica e dedicarsi ad applicazioni industriali di altro genere. Ti piace come metafora per raccontare il tuo disco “Il Piano B”?
Divertente, ma io non mi considero un ex che torna a fare musica, io sono rimasto per tutti questi anni un musicista in servizio permanente effettivo, anche se non operante!!! Dovevo tornare, questo era il momento giusto, e l’ho semplicemente fatto.

Qualcuno dice che un’opera al suo esordio è l’unica ad avere sempre una dose di ispirazione massiccia e difficilmente replicata in seguito. Sei d’accordo? Un po’ questo il motivo per coltivare sempre un “Piano B”?
L’esordio di un artista è il momento più condizionato. Tutti ti dicono cosa e come devi farlo. Il discografico, l’agente, il fotografo: “questo pezzo non va bene, questo sì!”. Oggi ho potuto scegliere i brani, sbagliare per conto mio…

Lasciami avanzare una critica: non mi pare che questo disco suoni benissimo. Le batterie soprattutto. Cosa mi dici in merito? Sbaglio? Tanto?
Il disco suona volutamente “selvatico”, poco lavoro di fino, registrazioni live senza filtri e diavolerie. Ho provato a stare leggero con la parte ritmica, il disco poggia molto sui testi.

Un video. Manca un video a questa giostra mediatica. Ci sarà? Quando?
Lo stiamo proprio girando! Ancora qualche giorno e la giostra riparte!

E allora mi metto in attesa che la giostra faccia trillare il campanello…dagli scaffali tiro fuori di nuovo questo vinile e lo metto su…”Rosa”…lo lascio girare e magari tornerà alla mente anche qualche buon ricordo…