IL ROCK MEDIEVALE DEI FOLKSTONE

199

“Ossidiana”. Folkstone. Sesto album. Prodotto, registrato e mixato da Tommy Vetterli presso il New Sound Studio di Zurigo per l’etichetta FOLKSTONE RECORDS nell’estate 2017. Il titolo è il nome di un vetro vulcanico, la cui immagine risalta nella sua particolare bellezza grezza e senso di introspezione sulla copertina. Un materiale che si trasforma nel suo ciclo vitale, che cambia struttura e in modo naturale diventa tagliente e nella sua fragilità resistente. Come questo nuovo album per il quale e grazie al quale i Folkstone si sono lasciati avvolgere dai cambiamenti e dalla voglia di sperimentare nuove forme di musica e parole. Passando tra prospettive e visioni di sonorità che apparentemente non appartengono loro…ma che in realtà sono sfaccettature della stessa pietra. Protagonista indiscusso è sempre il rock che domina il sound dell’intero disco, che vede però gli strumenti tradizionalmente chiamati “folk” dare linee e sfumature diverse ad ogni pezzo in un susseguirsi di dinamiche e ritmiche minimal, che arrivino dritte a chi ascolta.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?
Energica, versatile, speziata, variopinta

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?
Il titolo del nostro ultimo album è “Ossidiana”, una pietra vulcanica che richiama il concetto di evoluzione della materia in forme diverse. Così come è stato il percorso che ha caratterizzato questo nostro lavoro. Siamo partiti da una base di nuove idee e le abbiamo sviluppate senza la paura di apportare novità nel nostro sound consueto. Abbiamo sperimentato la collaborazione di nuove figure all’interno della lavorazione, dal songwriting alla produzione artistica curata dal produttore svizzero Tommy Vetterli. Il lavoro è durato circa un anno ed abbiamo finito la preproduzione giusto in tempo per le registrazioni. E’ stato un bel percorso di scommessa e di autocritica, che ci ha permesso di mettere in luce lati del nostro progetto musicale che non avevamo mai esplorato.
Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?
A quanto pare è una domanda in voga al giorno d’oggi, dove sembra che la musica passi in secondo piano rispetto alla prospettiva di affluenza ad un evento. Ti risponderei quindi di parlare con gli addetti ai lavori di cifre. Noi quello che possiamo dire è che siamo veramente soddisfatti del supporto che la gente ci riesce sempre a dare, indipendentemente dai numeri. Per noi è fondamentale durante i live lo scambio di energia e di adrenalina tra noi e il pubblico. Siamo sempre davvero molto grati per questo, perché ci permette di continuare a fare musica divertendoci e sentendoci gratificati.
Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?
Per noi sono importanti per poter riuscire a farci pubblicità in modo molto semplice ed immediato. Il bello di questi mezzi è che arrivi con un click a migliaia di persone, cosa che anni addietro era molto difficile. Certo è che, se dobbiamo essere sinceri, non siamo molto “social”. Nel senso che non rientriamo nella schiera di gruppi o persone che postano continuamente foto, video, riflessioni, aneddoti… insomma in rete sì, ma con moderazione. Dobbiamo ancora fare il passo completo in questa nuova dimensione virtuale.
A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?
Negli ultimi sei mesi non ho visto concerti. Tra fine scrittura album, registrazioni, mix, prove e tutto ciò che ne segue…direi che è un annetto che non mi vedo un concerto. C’è sempre fermento nell’underground indipendente e questo è davvero un buon segno che la musica non conosce momenti di declino, nonostante ci siano meno posti o occasioni in cui potersi ritagliare un vero spazio per far conoscere la propria musica. Collegandoci alla domanda di prima riguardo ai social, oggi è molto più facile che più gente ascolti la musica, passami il termine, “alternativa”. Tuttavia il retro della medaglia è che con una piazza così grande è più difficile fare in modo che la gente ti segua ed ascolti davvero in modo continuativo.




Lascia un commento