Il ritorno de I Figli di Puff, live @ Trieste

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Sabato sera, al motto di “Mi no go pel cul” entriamo all’attesissimo concerto a Trieste dei Figli di Puff ospitato in una splendida location specializzata in concerti.

Finalmente  un boato rimbomba nella sala, è arrivato il momento di goderci lo spettacolo per cui abbiamo aspettato praticamente per un anno: I Figli di Puff (di nuovo) in concerto.
L’atmosfera tipica tiepida dell’inizio di uno show è inevitabile; abbiamo bisogno di un paio di canzoni per ingranare, anche se, a pensarci, ci pare strano di non avere ancora il coraggio di saltare, ma in cuor nostro lo sappiamo: prima o poi accadrà. E questo non vale solo per me che me ne stavo tra il pubblico ma vale, incredibilmente, anche per i Figli di Puff stessi.
Siamo tutti intimoriti, sia sul palco che nelle retrovie.
In pochissimo tempo, però, la situazione si capovolge; i motori sono caldi e quando inizia Per una Sporca Moneta tutti i problemi e le esitazioni scivolano via. Non c’è più motivo di trattenersi e si entra nel vivo dello spettacolo.

Mannaggia a me e a quando ho deciso che “vestirsi un po’ pesanti va bene”; Il caldo comunque non vincerà.
Ammetto senza problemi che a me il fiato manca proprio in generale ma riuscire ad essere all’altezza di tanta euforia per tutta la durata del concerto è davvero dura.
Il programma “Dimagrisci con I Figli di Puff” è divertente ed è movimentato; è d’obbligo rilassare i muscoli grazie ad un medley ben piazzato nel mezzo, a tratti calmo ma non meno convincente. Anche le ballad hanno il loro peso e la band triestina rende bene in entrambi i casi, mostrando non solo un’ indiscussa abilità artistica ma anche una dote da non sottovalutare; la capacità di coinvolgere gli ascoltatori in ogni momento, intrattenendoli anche se solo con un sorriso.

There was a Time è il pezzo che ti trae in inganno, va bene la mano sul cuore, va bene l’intro cauto e solenne ma se poi non ti scuoti e resti immobile rischi sul serio di restare travolto dall’entusiasmo dei presenti. Scavarsi un angolino all’interno del locale colmo diventa cosa ardua, siamo tantissimi ed entusiasti, per tenerti il posto faticosamente conquistato devi adattarti al movimento della massa, insomma devi seguire l’onda.
Quando il tempo a disposizione della band sta per scadere ed all’annuncio del “ci avviamo verso la fine del concerto” cade un malcontento generale attutito da altri tre pezzi; Un metro più in là, Rhyme e l’intramontabile Mi no go pel cul.
Gli indigeni della bella Trieste non hanno problemi a capire di cosa si parla e probabilmente, facendo un minimo sforzo, nemmeno chi a Trieste non c’è nato.
Non poteva esserci conclusione differente o migliore di questa, siamo tutti stremati e con le gambe a pezzi.

Abbiamo saltato, sudato e cantato. Usciamo dal locale che, non riusciamo più a parlare e una boccata di aria gelida ci scuote il cervello.

Non abbiamo pensato a nulla, con la mente ed il cuore leggeri ci siamo rilassati ed abbiamo goduto di una performance raffinata, consapevoli che di aver fatto tanti chilometri tra i festival celtici di tutta Italia,Trieste si conferma senza ombra di dubbio un ottimo punto di ripartenza.

 




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