IL POP DA CAMERA DI MATTEO PERIFANO

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Matteo perifano – Uomo europeo
E’ un viaggio a ritroso alla riscoperta della cultura europea (dopo un innamoramento per quella orientale) quello che ci racconta Matteo Perìfano con questo suo bellissimo disco d’esordio che a tratti tanto ricorda il Battiato di “E ti vengo a cercare”. L’autore stesso cita Battiato (e anche Branduardi) come punti di partenza nel suo approccio alla musica. Tra questi e il disco in uscita ci stanno in mezzo gli ascolti di Bach, Mozart, Schumann, Liszt, e anche la figura di Wagner, per la sua capacità di sintetizzare in sè un musicista di spessore, un letterato e un pensatore. Comincia così la stesura del suo primo album “Uomo europeo”, nove arie contemporanee per quartetto d’archi, pianoforte e voce- arrangiato interamente dall’autore e prodotto da Marco Tagliola (co produttore artistico dei Baustelle).

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?
Continentale, lievemente barocca, reazionaria, invernale.
Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

Il mio ultimo e primo album s’intitola “Uomo europeo”. Il percorso di produzione è stato abbastanza lungo, soprattutto per quanto riguarda gli arrangiamenti: coniugare la forma canzone con degli arrangiamenti classicheggianti per quartetto d’archi e pianoforte ha richiesto diversi tentativi. Per il resto al suo interno confluiscono tutte le mie esperienze degli ultimi anni, include canzoni abbastanza recenti e altre un po’ più datate.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?
Ti risponderei che dipende dal luogo

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?
Sono molto scarso da questo punto di vista. In ogni caso sono il primo canale di diffusione della mia musica.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?
L’ultimo concerto è stato quello dei Baustelle (non so se possono essere definiti indie). Per il resto se per underground indipendente s’intende Calcutta, Motta, ecc. penso semplicemente che non sia per niente il mio genere.




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