Il Diacono dei Koza Noztra ci racconta di Santa Delicta – Atto I

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è uscito ufficialmente Sancta Delicta – Atto I, prima parte del nuovo attessimo album dei Koza Noztra.

Abbiamo fatto qualche domanda al Diacono, chitarrista e seconda voce della Band.

 

Intervista a cura di: Angela Mingoni

 

Buongiorno a II Diacono e benvenuto!
Mi piacerebbe foste voi a presentare la band, come e quando siete nati? Con quale idea siete nati?

I Koza Noztra sono nati nel 2006, ma il primo album è del 2008. Ci scioglieremo nel 2018, dopo la pubblicazione del nostro quinto ed ultimo disco (“Cronaca Nera” e “Sancta Delicta” vanno considerati album unici, anche se entrambi divisi in due parti). L’idea che ci ha spinto a formare il gruppo è stato la constatazione che l’Apocalisse è già cominciata e che è cominciata proprio in Italia, vera e propria centrale di infezione del Male in tutto il mondo (modestamente parlando). E non sarà un’Apocalisse rapida e distruttiva come nei libri di mitologia o nei film catastrofici, ma una affare tremendamente lungo, estenuante e puzzolente. Questo straordinario periodo che stiamo vivendo, quindi deve essere assolutamente testimoniato attraverso l’arte (nel nostro caso, la musica) e tramandato ai posteri che resteranno, se ci saranno. Viviamo quotidianamente immersi in una realtà che supera di gran lunga anche le più sfrenate fantasie. Soltanto raccoglierne i frammenti è un’opera ardua, ma assolutamente necessaria.

 

Scusate ragazzi ma devo per forza chiederlo, so che sono banale ma anche molo curiosa; quale fattore è stato determinante per scegliere il nome della band?

Quale nome più adatto per descrivere l’Italia degli ultimi 40 anni (ma forse di sempre)?. Un nome che racchiude in sé l’unica vera religione di noi italiani: le “cose nostre”, i cazzi nostri, il “comandare è meglio che fottere” e il nostro insuperabile cinismo. La “mafia” o quello che viene detto sia tale, non è un’organizzazione criminale ma un’idea, un concetto largamente condiviso in Italia, nel passato e nel presente. L’idea che “noi” veniamo sempre prima di “voi” o di “loro”. E che “io” vengo sempre prima di “te”. Il resto è un dettaglio.

 

Dunque è uscito il vostro nuovo album “Sancta Delicta – Atto I”.
Scorrendo il comunicato stampa al disco si legge che l’album sarà pubblicato in due Ep. Devo ammettere che è l’aggiunta di “come da loro tradizione” che mi incuriosisce. Tradizione particolare.

Te l’ho detto che siamo una band particolare… tutti i nostri brani sono già stati scritti ed erano sostanzialmente già pronti al momento della nostra formazione. Abbiamo deciso solo di scadenzarli in questa maniera per poterli pubblicare con regolarità e rispettare il piano previsto. Purtroppo, ci mancano i mezzi per pubblicarli prima. Non siamo mai stati abbastanza criminali per guadagnare in maniera adeguata. Dobbiamo migliorare.

 

Il filo conduttore del vostro concept album è assolutamente attuale. Toccate argomenti crudi e di forte attualità, per nulla semplici da raccontare. Prima di tutto quali sono, ma soprattutto come avete deciso di affrontarli?

Il percorso è questo: il primo album (“Koza Noztra”) era incentrato sull’esaurimento nervoso individuale, il secondo (“Tragedia Della Follia”) su quello sociale, come un allargamento di prospettiva, una telecamera che si allontana sempre più mostrando lo scenario più ampio. Il terzo album (“Cronaca Nera”) verteva su ciò che ne consegue da questo esaurimento collettivo, ovvero “l’inevitabilità del delitto” mentre il quarto (“Sancta Delicta”) allarga ancora di più la visuale, seguendo l’odore mefitico del sangue e arrivando quindi al “delitto di Stato”, alla religione del crimine che abbiamo eletto a nostra guida suprema. Il quinto album… beh, puoi capire tutto dal titolo: “Gli Ultimi Giorni Dell’Umanità”.

 

Dai, dateci qualche anticipazione; cosa dobbiamo aspettarci dall’atto II di “Sancta Delicta”?

Nell’Atto I lo Stato sorge, impera, si afferma e domina con tutta la forza del suo auto-nominarsi a Dio. Nell’Atto II implode su se stesso e crolla, finito dagli stessi germi che ha generato.

 

Grazie ragazzi per il tempo che ci avete dedicato!

Grazie a te.

 

 

 

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