Andrea Spinelli art

il 1° Maggio dietro alle quinte.

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Andrea Spinelli art

Andrea spinelli al concertone del primo maggio 2017 – Foto di Nicola Cordi

Noi di Radiotweetitalia.com abbiamo deciso di non dare sfogo alle inutili polemiche che si sono viste in questi giorni sui social e anzi critichiamo chi si è permesso di insultare professionisti in modo davvero poco obiettivo come alcuni quotidiani.

Ma non siamo qua per sollevare polemiche, c’è chi quel palco lo ha visto nel 2008 e dice “quando sei li non hai più fiato, non capisci più nulla e ti viene da urlare e anche se il fiato c’è sparisce”. E crediamo che questa frase, di Chiazzetta il Punkautore, possa essere una spiegazione più che sufficiente per le eventuali stonature recepite in televisione.

Abbiamo pensato ad intervistare tre addetti ai lavori che questo concerto lo hanno vissuto e c’è anche chi lo ha criticato.

Francesco Galassi:

G:  

Francesco, tu sei all’interno della macchina organizzativa di questo primo maggio. 

Gli artisti sono stati molti dagli artisti emergenti del Contest agli artisti cosiddetti VIP. 

Raccontaci un po’ i dietro le quinte, la macchina organizzativa spesso appare come scontata ma sappiamo entrambi che per organizzare un evento di questa portata non sempre tutto è così facile come sembra. Sei soddisfatto del risultato ottenuto?
F:

Per nulla facile, ci sono mesi di lavoro alle spalle, l’ultima settimana direttamente dalla piazza e lavorare una settimana 10-12 ore al giorno tra container e chilometri a piedi da una parte all’altra del cantiere è sfiancante, anche se poi la sera quando monti in macchina per tornare a casa e guardi verso il palco, quella vista ti ripaga di tutto.
Poi devi coordinate il tuo lavoro non solo con la tua squadra, ma anche con realtà diverse, che lavorano magari in modo diverso, dalla Rai ai sindacati, all’impresa che fa gli allestimenti, ai tecnici, alle agenzie degli artisti, alla sicurezza, al catering e così via, e bisogna essere sempre pronti agli imprevisti.
Da fuori vedi il risultato finale ed è facile semplificare, solo vedendo le cose da dentro puoi renderti conto delle variabili che entrano in gioco.
Per fortuna dietro c’è tanta professionalità e una voglia di far le cose bene tale da stimolare al massimo la collaboratività, oltre a un bel po’ di coraggio nella visone complessiva che Massimo Bonelli è riuscito a trasmetterci.
G:

Credi che le molteplici critiche sui social media nei confronti di alcune formazioni affermate possa in qualche modo ledere la loro immagine?
F:

Salire su quel palco ti espone moltissimo, hai centinaia di migliaia di persone davanti e più di un milione che ti guardano dal divano di casa, se sei Mick Jagger magari non ci pensi neanche, se sei un comune mortale è chiaro che la tua performance potrebbe risentirne. E gli artisti arrivano uno/due giorni prima per il check, poi il giorno del concerto arrivano, vengono portati sul palco e hanno 10 – 15 minuti, neanche il tempo di “scaldarsi”, non è per niente facile ed è molto stressante. Questo va capito, sennò si parla a vanvera.
Detto ciò, i social hanno un difetto e un pregio: il difetto è che quando sei al centro dell’attenzione rischi di avere migliaia di persone che ti insultano gratuitamente e senza cognizione di causa, il pregio è che come l’attenzione si sposta su altro la gente molto spesso si scorda anche del perché ti criticava.
G:

Ora arriviamo all’unica domanda comune:

Gabbani ha unito Sanremo e il Primo Maggio, sicuramente la sua scimmia è un attrazione. Cosa ne pensi della sua esibizione? Pensi che sarà in grado di rappresentare in modo adeguato l’Italia all’Eurovision Contest?
F:

Non credo che abbia “unito” Sanremo e Primo Maggio, sono due contesti molto diversi fra loro. Il punto è che Gabbani è il fenomeno del momento, può piacere o no, non entro nel merito, ma che funzioni è un dato oggettivo.

Occidentali’s Karma a livello di marketing è un brano perfetto, cantabile, semplice, con una coreografia che anche un bambino impara in cinque minuti.
Ho letto critiche sulla scelta di Gabbani al Primo Maggio, ma nel quadro complessivo credo che sia un segno importante di trasversalità del cast.
Fra l’altro devo dire che io l’ho visto live per la prima volta in questa occasione ed è stato impeccabile nella performance. Poi non mi comprerei mai un disco di Gabbani per i miei personali gusti, ma i gusti personali lasciano il tempo che trovano quando si parla di lavoro.

Chiaramente tutto questo fa di lui un rappresentante ideale per un tipo di contesto come quello dell’Eurovision.

Riccardo De Stefano:

G:

Riccardo, sei un critico musicale, organizzatore di eventi, giornalista. Spesso sei quella voce controcorrente capace di dire le cose così come stanno senza filtri. Così hai fatto con PopX e Calcutta. Così hai fatto ieri con un post su Lo Stato Sociale.

Cosa cambieresti di questo concerto del primo maggio? Cosa terresti?
R:

Innanzitutto, se me lo consenti, vorrei precisare una cosa. Credo che i social network siano strumenti dalle dinamiche complesse, per cui l’unico modo per “sopravvivere” a loro è capire che sono soltanto agorà pubbliche dove viene detto, spesso urlato, qualcosa. Io ho le mie idee e posizioni su quello che la Musica è, comporta, su come si muove e sugli effetti che ha, e sebbene a quanto pare sono davvero posizioni “controcorrente”, non c’è alcuna volontà di andare “contro” qualcosa, quanto di esporre una idea, nel tentativo quanto più possibile efficace di motivarla quando possibile. Credo fermamente che ci siano poche voci “controcorrente” perché il giro musicale è piccolo, con pochi soldi, se non in quei due o tre nomi di punta che smuovono masse e fanno girare l’economia musicale. Per questo nessuno si espone: perché affermare che qualcosa ha più di quanto realmente meriti significa giocarsi quelle possibilità di entrare nel “giro che conta”, per quel che vale, e suicidarsi professionalmente. Io, personalmente, non ho mai voluto farci un mestiere, quindi  se ho qualcosa da dire, la dico. Poi possono essere gli altri a pensarla come me, o diversamente. L’importante – spero – è stimolare una reazione critica a una questione fondamentale, e provare a rispondere alla domanda: “perché qualcosa (non) ci piace?”.

Detto questo, il Concertone è soprattutto un evento televisivo, al pari del Festival di Sanremo. Nella creazione della scaletta e dei contenuti entrano quindi in gioco talmente tanti fattori (con una forte rilevanza politica, non scordiamolo) che davvero sarebbe impossibile realizzare IL Concerto perfetto. In termini di proposta musicale, quest’anno penso sia stata decisamente di livello e interessante. C’era la proposta internazionale (Editors e Public Service broadcasting), c’er ala proposta mainstream/sanremese (Moro, Gabbani, Ermal Meta) che si è dimostrata decisamente all’altezza, c’era soprattutto la quota indipendente, che dimostra non solo l’attenzione di una società come iCompany nel settore (basti pensare ai Thegiornalisti l’anno scorso) ma anche il fatto che questa proposta non fa più storcere il naso, nemmeno ai media generalisti. Quello che terrei sicuramente è questo approccio “largo”, cioè il considerare come questi eventi sono indubbiamente di tutti, non solo dei critici, giornalisti, né dei ragazzini con le bandiere dei Quattro Mori, ma anche di chi sta a casa e si gode lo show e magari apprezza nomi come Bennato che hanno fatto la storia della Musica italiana.

È forse la natura politica del Concerto ad essere problematica per me: il Primo Maggio è prima di tutto una festa politica, che meriterebbe una attenzione particolare, “rubata” dallo show, quasi a far sembrare la Festa dei Lavoratori un mero pretesto per realizzare il Concertone. Credo che il rischio principale sia quello di cadere nella facile retorica, se non nell’ipocrisia pura, negli slogan facili da piazza e nel cliché da Primo Maggio (tutto ben cristallizzato dagli Elio e Le Storie Tese nel brano “Complesso del Primo Maggio”, per dire).Però sono condizioni ineliminabili se non concettualmente. Come organizzazione, proposta musicale e show, credo che funzioni tutto bene. So di problemi di tagli per la diretta tv, ma come detto, entrano in gioco talmente tanti fattori da rendere impossibile che tutto riesca perfettamente.

G:

Gabbani ha unito Sanremo e il Primo Maggio, sicuramente la sua scimmia è un attrazione. Cosa ne pensi della sua esibizione? Pensi che sarà in grado di rappresentare in modo adeguato l’Italia all’Eurovision Contest?
R:

Gabbani mi sta simpatico. Sarà perché assomiglia a Marco Columbro o forse perché sorride sempre, non so. Ha un sound molto d’impatto, una buona capacità melodica e un’anima pop vincente. Mettigli accanto l’efficacissima scimmia ed ecco un prodotto che non può fallire. Certo, ha anche lui una dose di pressapochismo e qualunquismo, ma diciamo la verità, chi può prendere sul serio quello che dice Gabbani? Chi può considerarlo qualcuno che fa un uso “politico” (nel senso più esteso del termine) della musica? Quando elenca in maniera facilona i vizi della società dell’immagine liquida, chi si scandalizza per quello che dice e chi invece ridacchia per il ballerino in tuta da scimmia? Gabbani è liricalmente innocuo e per questo musicalmente fortissimo. Estremamente professionale, è riuscito dovunque è andato a vincere e a convincere, almeno dal punto di vista della performance, e a conti fatti ha una percentuale di partecipazioni/vittorie al Festival di Sanremo del 100%. senza esser passato da talent di sorta e andando anche contro i nomi già dati per vincenti (AKA Fiorella Mannoia). Quindi penso che possa benissimo rappresentare l’Italia all’Eurofestival, molto meglio dei tantissimi prodotti montati ad arte dai talent (AKA Emma Marrone) che sono stati praticamente derisi da tutti negli ultimi anni. È pop senza vergogna, immediatamente identificabile e riconoscibile, retorico quanto basta per convincere la massa e generico a sufficienza per non andare a stridere con i gusti dei Baroni della critica musicale. Detto questo, non credo sia una “grande” proposta internazionale, appunto perché in perfetta simbiosi col pubblico – provinciale, distratto – della nostra Penisola. Le proposte internazionali perlopiù hanno dietro una struttura musicale e una produzione di altro livello. Ma non è colpa sua, di certo. Gli auguro un gran bene e, secondo me, se si porta la scimmia all’Eurofestival c’è anche il rischio che lo vinca (se glielo fanno vincere, date le famose storie sui boicottaggi ai vincitori…).
E comunque non mi sentirei mai un suo disco.

Andrea Spinelli

G:

Andrea tu sei illustratore e spesso ti ritrovi sotto palchi a disegnare le loro performance. Hai avuto l’occasione di andare in piazza San Giovanni il 1° Maggio, un esperienza diversa dalle solite.

Com’è ritrovarsi sotto il palco che si è sempre sognato a dipingere i protagonisti di un concerto così importante?
A:

È un’esperienza incredibile. È tutto così “grande”, i volumi così alti, la gente tantissima e con tanta voglia far festa. Il Primo Maggio di Roma è stato per me una staffetta che ho cercato di superare con grande senso di responsabilità, mettendoci anima e corpo. 8 ore nonstop di live painting nelle quali ho ritratto dal vivo 33 artisti. Per me è stato indimenticabile.

G:

Per te quale è stato il momento catartico, quello che aspettavi di più e che più ti ha emozionato?

A:

In verità non attendevo un momento particolare, attendevo l’evento in se: gli artisti erano tanti, molti dei quali ero curioso di vederli per la prima volta live. Ho apprezzato molto Gabbani, credo sia quello che ha saputo tenere meglio il palco insieme ai Planet Funk e a Fabrizio Moro. Bravissimi anche gli emergenti che hanno aperto il Concertone appena dopo gli Apres La Classe.

Umanamente ci sono stati momenti bellissimi: ho conosciuto e fatto amicizia con molti ragazzi che si trovavano in prima fila nel pubblico; stessa cosa per i fotografi, ne ho conosciuti tanti e abbiamo fatto delle bellissime chiacchierate. Il momento più emozionante è stato quando durante l’esibizione degli Editors si è messo a piovere e una ragazza dietro di me ha cercato di proteggermi dalla pioggia con la sua mantellina, per aiutarmi a continuare a disegnare

G:

Sui social il tam tam degli insoddisfatti, quelli che hanno acceso la televisione, è stato molto forte, ogni stile e stonatura è stata rimarcata dai più come una cosa che non si poteva sentire, la sensazione dal vivo è stata così terribile come enunciato dai social?
A:

Riguardo a questo non faccio testo: ero seduto di fronte a una cassa sub alta come me che per tutte le 8 ore di concerto ha fatto letteralmente tremare il tavolino sul quale lavoravo. Non ho goduto di una grande nitidezza del suono; qualche steccata comunque l’ho sentita, lo ammetto. Ma mi è sembrato tutto nella norma a dire la verità. Da casa forse si poteva valutare meglio questo aspetto.
G:

Non sei un critico musicale ma di musica ne ascolti e ne vedi tanta, sopratutto dal vivo, cosa ne pensi dell’attuale panorama indipendente? Credi che tutte queste suddivisioni tra generi sottogeneri etc sia giusta o come tutte le suddivisioni sia una sorta di pregiudizio?

A:

Credo che fortunatamente l’indie sia sempre stato molto meno fissato con le suddivisioni di generi e questo secondo me è un bene; questa voglia di contaminarsi e di non vedere più il panorama musicale suddiviso in contenitori sta finalmente avendo la meglio. D’altro canto però, c’è da dire che secondo me c’è una parte dell’indie attuale molto paracula, che non apprezzo particolarmente. Ma non si può amare tutto allo stesso modo, credo.
G:

Gabbani ha unito Sanremo e il Primo Maggio, sicuramente la sua scimmia è un attrazione. Cosa ne pensi della sua esibizione? Pensi che sarà in grado di rappresentare in modo adeguato l’Italia all’eurovision Contest?

A: 
Come ti dicevo, forse la migliore esibizione del Concertone: ballava tutta piazza San Giovanni, fotografi e me compresi. Ha un’attitudine pazzesca dal vivo, una vera rockstar. Penso che se riuscirà a portarla anche all’Eurovision Contest avremo solo che da esserne orgogliosi.
G:

Arriviamo alla domanda scomoda per tutti cosa cambieresti di questo primo maggio?
A:

Nulla. Davvero. Per me è stata un’esperienza incredibile dall’inizio alla fine e sto cercando ancora di metabolizzarla!




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