Gli Stereo Age si raccontano al pubblico di Radio Tweet Italia

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1) Qual è lo scopo della vostra musica?

Il nostro scopo è sicuramente quello di far divertire le persone che ascoltano la nostra musica, Cerchiamo sempre di portare messaggi positivi a chi ci ascolta, raccontando e romanzando storie di vita vissuta o pensieri in cui riteniamo che ognuno di noi si possa ritrovare. Vedere le persone sotto il palco cantare le tue canzoni e rivedersi in un certo messaggio è senza dubbio la soddisfazione più grande che un musicista possa avere.

2) Quali sono i vostri ascolti formativi e quelli del momento attuale?

Veniamo da ascolti prettamente pop punk anni 2000, quindi tutto il filone di band americane che hanno reso il genere più mainstream. Parliamo di Blink182, The Ataris, New Found Glory, Yellowcard e tanti altri. Attualmente ognuno di noi ha dei propri ascolti personali di generi diversi ma, parallelamente, cerchiamo sempre di seguire l’evoluzione della scena pop punk mondiale per saperci orientare e farci influenzare anche nella composizione dei brani. Per citare qualche band che apprezziamo particolarmente: State Champs, Real Friends, Neck Deep.

3) Qual è il lato più spiacevole nel fare musica oggi?

Per quanto riguarda la realtà italiana è senza dubbio il fatto che ci siano sempre meno spazi in cui suonare per le band emergenti e che ormai sia sempre più difficile emergere a livelli tali da poter fare musica come prima attività nella vita. Noi siamo attivi da molti anni e ci porta avanti un’infinita passione per la musica, senza la quale probabilmente non esisteremmo più, oltre ad una profonda amicizia tra noi che ci lega e ci fa vivere la musica come svago e stacco dalla frenesia quotidiana. Un altro aspetto che ci colpisce molto è che, rispetto a qualche anno fa, mediamente c’è meno pubblico che va a sentire le band in concerto ed anche questo è sintomo di un periodo non troppo felice per far musica.

4) Scrivete una domanda che vi sarebbe piaciuto che vi facessi ma che io, per ignoranza, non vi ho fatto. E naturalmente rispondete!

“In tanti anni di attività qual è stato il live più bello che abbiate mai fatto e perché?” A livello emotivo l’apertura ai The Ataris a Torino. Siamo cresciuti con le loro canzoni e condividere il palco con loro in un locale della nostra città è stato qualcosa di unico. C’erano i nostri amici, c’era tanta gente che non vedevamo da un pezzo ed è stata una grande festa come piace a noi. Menzione speciale anche per il live di supporto ai The Story So Far a Milano nel 2015, ancora oggi molti ragazzi ci incontrano e si ricordano di quel concerto.

5) Come vedete il futuro degli Stereo Age?

Noi tendiamo ad essere sempre ottimisti, spesso ci troviamo a vivere periodi difficili ma ci siamo sempre rialzati. In questo momento stiamo attraversando un periodo invece felice, stiamo scrivendo dei brani nuovi che ci piacciono tantissimo e che non vediamo l’ora di far uscire. Nel nostro futuro speriamo che ci sia quindi la possibilità di portare la nostra musica in quanti più posti possibili, soprattutto ci piacerebbe tornare in Giappone dove siamo stati in tour 2 anni fa e dove abbiamo lasciato un pezzo del nostro cuore.

6) Perché “Gazing Into The Mirror”?

Gazing into the Mirror letteralmente significa “guardarsi allo specchio in modo introspettivo”. Questo titolo ci è particolarmente piaciuto perché l’immagine che avevamo abbinato a questa canzone era quella di quando ognuno di noi si alza al mattino e, lavandosi la faccia, si trova per forza di cose davanti ad uno specchio a pensare a quello che dovrà fare durante la giornata ed a quello che invece ha fatto nei giorni precedenti. Estendendo il concetto, effettivamente capita spesso di soffermarsi davanti allo specchio a riflettere della propria vita, almeno per noi è così, e quindi questo ci è sembrato un titolo davvero adatto a racchiudere il messaggio che c’è dietro la canzone: a 30 anni si iniziano a fare i primi bilanci, si riflette sul proprio passato ma si hanno ancora tanti sogni nel cassetto e tanti progetti da portare a compimento.




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