ELIAMO… il pop, l’elettronica, i cantautori e la filososfia

347

Stefano Eliamo è un cantautore e un produttore di origini siciliane. Nella sua musica ha da sempre affrontato temi come il distacco, la nostalgia, la solitudine, la follia e molto spesso il tema del viaggio. A seguito di molte esperienze di vita all’estero, le sue canzoni hanno da sempre subìto numerose influenze, passando dai suoni irish di “Intermittent Lights, 2013” all’elettro pop di “Hello World, 2015”. Nel 2017 ha da poco pubblicato il suo terzo album, “Universi Alternativi”, un lavoro maturo di genere pop/rock stavolta in lingua italiana, anticipato dal singolo “Brucia” disponibile su tutti i digital store. www.eliamo.it

Come definiresti con quattro aggettivi la tua musica?

Credo che la definirei introspettiva, astratta, psicologica e per certi versi filosofica.

Come si intitola la tua ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

La mia ultima fatica si chiama Universi Alternativi. Come ogni percorso produttivo, essermi imbattuto nella produzione di questi ultimi brani è stato un viaggio soprattutto dentro la mia mente. Ho amato lavorare a questo album, mi sono contornato di gente del mestiere, musicisti e tecnici del suono che ormai sanno come lavoro e con i quali sono nate fantastiche collaborazioni. Siamo tutti molto soddisfatti del risultato finale.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

Disgustato ovviamente, così come sono disgustati tutti i miei colleghi in giro per il mondo che cercano di farcela con le proprie forze. Però capirei benissimo l’esigenza del profitto, dopotutto il mondo di oggi si basa solo su questo. Sono i numeri a valere, non il tuo astratto, soggettivo e opinabile valore artistico. Purtroppo questa è la realtà dei fatti. Anche se devo dire che non tutti i manager di locali che ho conosciuto la pensano così. A Siracusa un paio di locali sono aperti alla musica originale e non si aspettano nulla dall’artista, solo il suo impegno nel promozionare
assieme a loro l’evento sui classici social network.
Qui a Siracusa ho avuto la fortuna di essere sponsorizzato dal Nuovo Bar Del Ponte Cristina, un locale molto noto nel centro storico, un ambiente internazionale, frequentatissimo da turisti e dove in estate suono quasi ogni weekend. Questa esperienza mi insegna che esistono ancora manager che credono nella musica e vogliono investire su di essa per arricchire la loro immagine. E’ giusto che funzioni così ed è molto inconsueto che una cosa del genere accada qui in Sicilia.
Generalmente, queste sono cose che uno si aspetta possano accadere in città come Londra o Dublino.

Quanto sono importanti i social per la tua musica?

Purtroppo i social oggi sono tutto e se ci pensi, sono anche il canale più logico e razionale attraverso il quale potere ottenere grandi risultati di visibilità con il minimo sforzo. L’unico aspetto collaterale dei social è che ad un certo punto, si comincia a diventare dipendenti da essi, poiché l’unico modo di emergere è essere costanti e altamente specializzati nel sapere cosa pubblicare, quando e come. Per questo mi circondo di continue consulenze e di agenzie che mi aiutano a gestire i vari profili. Da solo non potrei mai farlo in maniera costante. Dopotutto, sono un cantautore e non un social media marketing specialist.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Qui in Sicilia ho visto molti gruppi passare, sia residenti che internazionali e devo
dire che sono positivamente meravigliato e molto compiaciuto di vedere quanta
creatività, quanta arte e quanta voglia di fare ci sia in giro nonostante il mercato
discografico oggi si presenti come uno scenario disastroso.
Al di là del fatto che una band o un cantautore possa piacere o meno, apprezzo
moltissimo lo sforzo di chi come me si da da fare per cercare di farsi vivo nel
panorama musicale underground o “overground”, anche perché secondo me, a un
po’ tutti noi indipendenti, alla fine piacerebbe leggere il nostro nome su una grande
testata di diffusione di massa che ci proclami delle star. Non è forse così.




Lascia un commento