Disponibile dal 4 Novembre “Humus” di Pollio

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Fabrizio Pollio è un cantautore milanese, nato nel 1984. HUMUS è il suo disco di esordio solista.
Fondatore e frontman della band Io?Drama ha collezionato quasi 500 concerti in dieci anni di carriera (tra cui due sold-out da headliner all’Alcatraz di Milano), raggiungendo più volte l’heavy rotation radio su circuito nazionale. Dal 2013 è membro attivo del collettivo Rezophonic. Dal 2015 entra a far parte della Nazionale Artisti Tv.

HUMUS è un album adulto, antropico, connaturato e passionale, condito da parallelismi religiosi, metafore culinarie e citazioni colte. Tra fughe e congedi, la lirica cantautorale si configura spesso volte come sfogo solitario, altre come punto di vista soggettivo e dunque corale di quello che è un altrove abitato da gente e animali, solitudini gremite e cronaca contemporanea, fatta di stragi vissute alla tv e lotte interiori.

Il sound è un folk-pop arrogante in cui l’acustico incontra strumenti popolari e elettronica.
Gli arrangiamenti, sempre dinamici e spesso minimali, strizzano l’occhio – e l’orecchio – ad atmosfere e sonorità d’oltralpe, senza perdere di vista la forma canzone tipicamente italiana. Qualche tormento allestito a lusso di coscienza. Street food e chiese sconsacrate, cani che abbaiano soli e un amore grande, alle volte rincorso, altre volte immaginato. Questo e molto altro è Humus.
HUMUS ha due significati:
1. complesso delle sostanze organiche derivanti dalla decomposizione di residui vegetali e animali, che costituisce la parte essenziale del terreno agrario.
2. l’insieme dei fattori sociali, spirituali, culturali che favoriscono il sorgere di un’idea, la realizzazione di un’impresa.

Dice Pollio:
“L’elaborazione di un lutto per la perdita di qualcuno o qualcosa rappresenta sempre un punto di svolta o di rinascita, con tutta la sofferenza e le riflessioni che ne seguono. Dentro queste nove canzoni ci sono proprio quelle riflessioni. Ci sono migliaia di chilometri percorsi in lungo e in largo, porte aperte, amicizia, giorni passati a guardare il soffitto, ci sono delusioni e c’è l’amore. C’è tutto quello che, una volta finito, sedimenta e diventa fertile, proprio come accade per l’humus.
Per questo il sound è un po’ come una marcia funebre che diventa trionfale, è una banda di paese che entra in città: le chitarre noise si mescolano al bouzouki, i synth agli strumenti popolari sardi (la Sardegna riveste un ruolo fondamentale nella realizzazione dell’album).
Le influenze sono incalcolabili, mi sono abbandonato totalmente a ciò che mi andava di fare, senza troppa ricerca del “vintage” a tutti i costi e senza dover fare il giovanotto che non sono. Il risultato di questo abbandono si intitola “Humus”.”

 

 

Fonte: Ufficio Stampa – Fleisch Agency