Diraxy: “The Great Escape”, il disco d’esordio

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Suggestioni psichedeliche, melodie ipnotiche e una storia da raccontare. Così si presenta ad un primo ascolto “The Great Escape”, debut album dei Diraxy, formazione progressive metal milanese composta da Federica Manenti alla voce, Dario Freddi alla voce e tastiere, Marco Le Grazie e Daniele Romanato alle chitarre, Andrea Arrotta al basso e Paolo Ossoli alla batteria.

L’album, uscito il 6 Luglio 2017 in Italia e recentemente sbarcato anche in Cina, racconta i fatti realmente accaduti nell’Agosto 2014 nella regione del monte Sinjar in Iraq ed è ispirato alla storia vera di Jinan, già raccontata nel libro “Jinan esclave de Daech”.

Dalle sonorità futuristiche e sperimentali dell’opening track “Overture” si passa, attraverso l’ipnotico intermezzo “Naschi”, alle evoluzioni tipicamente prog rock di “Hideout”, alle sferzate sonore della grintosa “Fooling Gravity”, alle sonorità vagamente elettro-folk e al groove cadenzato e quasi tendente al reggae di “Melek Taus”, uno dei brani più interessanti dell’album grazie alle diverse contaminazioni che si percepiscono al suo interno.

La seconda metà dell’album si apre con le malinconiche note di “Shelter”, apprezzabilissima prog- ballad che evolve in una scatenata evoluzione strumentale in cui la band offre una discreta prova di perizia tecnica. La successiva “Shamal” riprende e sviluppa il tema melodico accennato nella seconda traccia “Naschi”, lasciando successivamente spazio alla sola voce di Federica nell’intro di “Monsters”. Energici colpi di batteria scandiscono il tempo di “The Great Escape” in attesa che il resto della band faccia il proprio ingresso in questo interessante e tiratissimo brano strumentale. L’atmosfera si distende nuovamente con “Lie To Me”, il brano decisamente più easy-listening dell’intero album, prima di ritornare alle sonorità elettroniche ed energiche della track di chiusura “The Way Out”, brano dichiaratamente progressive con inserti che strizzano l’occhio al metalcore.

Un disco interessante, mai noioso, che mette in luce maturità artistica e abilità strumentale e compositiva, seppure a tratti penalizzato da una produzione non proprio impeccabile che tuttavia non impedisce di apprezzarne le qualità. Per questo il disco il nostro voto è 7.




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