Chiara Vidonis Live @ Grip. Wunderbar!

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Scritto da Angela Mingoni

Foto di: Lisa Miniussi

Ho poca simpatia, in genere, per il genere umano (parafrasando Willie Peyote) e Venerdì sera, per me, non c’è stata eccezione.
Ma nonostante il tipo davanti a me non si sia reso conto che sì, quelle che colpiva ripetutamente col gomito erano le mie costole e che sì, se ti metti a saltare come una dannata in uno spazio di 2 cm per 4 cm è abbastanza normale che prima o poi beccherai il mio piede, sono rimasta volentieri.
Ho pure accettato di buon grado, e con grande entusiasmo, il tizio che passava dal bancone al palchetto e viceversa… ancora, ed ancora, ed ancora. Poi ancora ed ancora ed un’altra volta ancora.

Tutto questo l’ho fatto per Chiara Vidonis perché, in genere, se mi dicono che un concerto merita seguo l’onda.
In tutta onestà non avevo grandi aspettative ma solo per una questione di ignoranza personale, perché in pratica, non sapevo chi fosse.
Conoscevo molto bene però il Grip, che è sempre una certezza, che se ci entri sai già chi ti accoglie e come ti accoglie.
Non è cambiato molto in questi anni. Resta uno dei capi saldi della città, uno di quei ritrovi che sai a che ora ci entri ma non saprai mai a che ora ne esci. Uno di quei posti che sai perfettamente che musica ci ascolti, o forse (per fortuna) no.

I concerti in acustico sono sempre una bella sfida, ma mi dicono tutti che questa Chiara Vidonis è proprio forte e che da anni vive a Roma ma nessuno ha mai avuto la voglia di dimenticarla.
Vuoi perché fa parte di quella generazione triestina undeground, di quei ragazzi della stessa età che si sono frequentati per anni e che per anni hanno respirato lo stesso tipo di musica, vuoi perché è una donna dolcissima che non puoi non ricordare di aver incontrato.

In perfetto orario inizia il concerto.
Chiara è circondata dagli amici e dai fan che la acclamano come fosse una vera rockstar. Lei, sola sul palco, si destreggia a meraviglia con la sua chitarra, il mixer e qualche cavo intrecciato sono la sua band questa sera.
Ai pezzi originali si alternano cover di canzoni più o meno note agli avventori come Uomini dei Ritmo Tribale (che vanno molto di moda ultimamente in città) o un pezzo degli Uendi, band indigena.
L’energia avvolge chiunque all’interno del locale, questa sera non sono previste sovrastrutture ma solo una voce, dolce e carica quanto basta, che grida il rancore ed accarezza le parole quando il momento lo richiede. Condivide pensieri e racconta la sua storia, spiega la scelta di ogni canzone strizzando l’occhio a chi già la conosce.
All’ ennesima richiesta di bis di Quando Odiavo Roma e Viola e Bordeaux, una Chiara stravolta cede all’insistenza e canta con la poca voce rimasta. Ormai sono passate due ore. Se non li avesse fermati, i suoi fan, la situazione sarebbe degenerata.

Pare proprio che tutti fossero davvero lì solo ed esclusivamente per lei perchè d’improvviso il Grip si svuota. Di punto in bianco, uno alla volta, gli avventori escono per la tanto agognata sigaretta e per l’ultimo bicchiere.
Soffia un vento gelido che ti schiaffeggia il viso. Quando rientriamo c’è praticamente la fila per salutare Chiara ma riusciamo a complimentarci con lei in poco tempo.
Siamo stanchi ed infreddoliti.
Non vorremmo andarcene ma il vero motivo della nostra uscita ormai si è esaurito. Non abbiamo altre ragioni per restare. Così come non le hanno tutti gli altri che erano lì con noi, ma solo per lei.

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