CARMELO AMENTA E L’ARTE DELL’AUTODISTRUZIONE

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CARMELO AMENTA
Presenta
L’ARTE DELL’AUTODISTRUZIONE
Altipiani/BarbieNojaRecordings/AudioGlobe/Believe

“L’arte dell’autodistruzione” è il quarto album di Carmelo Amenta. È composto da dieci storie d’amore ammaccate e da una cover, in versione garage, dei CCCP. Le atmosfere dark wave che contraddistinguono il disco fanno da colonna sonora a lettere non spedite e considerazioni mai compiaciute né retoriche. È una sorta di riflessione amara ed ironica sulla fine di una storia d’amore. Autoironico, ma molto spesso, intriso di quella malinconia che Amenta sa trasporre in note con tanta sapienza da farci sentire il dolore dentro le nostre ossa, deboli e mortali come le sue.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua musica?

Intensa, romantica, istintiva, sarcastica.

Come si intitola la tua ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

Il titolo è “L’arte della distruzione”. E’ il mio quarto disco. Ho cominciato a scriverlo alla fine del 2014, dopo il tour che ha promosso il disco precedente. Abbiamo lavorato tanto con la band in sala. Siamo entrati in studio, al Born to Grill, dopo tre anni di prove e concerti. Il produttore artistico è Carlo Barbagallo. Esce per Altipiani. Ha un suono dark wave e narro della fine di una relazione fondamentale. Credo sia la cosa migliore che ho pubblicato finora.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?
Non verrei a suonare nel tuo locale.

Quanto sono importanti i social per la tua musica?

Il giusto. Della promozione dei miei lavori si occupa l’ufficio stampa Lunatik. Sui social posto le news: le recensioni, i brani del disco, le date dei concerti.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Negli ultimi sei mesi ho lavorato esclusivamente alla realizzazione del disco e ho fatto vita da recluso. Mi rifarò nei prossimi mesi: andrò ai live di Alì ed al concerto di presentazione del disco di esordio dei Miqrà.
Non penso all’underground indipendente italiano perché, a mio parere, emula la scena ufficiale, insomma la musica leggera: e a me la musica leggera non piace.




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