Buona la prima! Sofar Sounds Trieste @ Jambo Gabri

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Scritto da Guido ed Angela

Ci siamo: ecco il resoconto del primo appuntamento Sofar Sounds, raccontato in doppia prospettiva.
La parola agli organizzatori, Guido ed Angela!

G: E’ giorni che sto dietro alle e-mail e alla mailing list degli iscritti a Sofar e negli ultimi 3 giorni tra conferme e smentite il lavoro è stato preciso.
Ed è giunto finalmente il momento di comunicare dove sarà il posto. Invio l’e-mail, risposte quasi immediate, il fluire dei dati sul web scorre veloce e su una lista di 47 persone se ne aggiungono altre e qualcuno purtroppo, ma correttamente, disdice.
Mi sta stupendo moltissimo come il meccanismo innescato funzioni bene, alle volte mi sembra quasi di rompere le scatole, ma questo è Sofar, un format preciso, organizzato davvero bene, una formula degna di nota e nemmeno io, nella mia ossessività compulsiva, sarei riuscito a fare di meglio.

Arriva il giorno, telefonate, sms, e-mail, conferme e disdette dell’ultimo minuto, eccezionalmente anche qualche aggiunta, i cosiddetti +1, persone senza nome che scoprirò quando le vedrò questa sera, ma nulla è lasciato al caso. 
Le emozioni che ho durante tutta la mattinata sono un misto tra eccitamento, panico, paura e felicità, sentimenti che probabilmente tra loro cozzano.

Ore 16.00

G: Arriviamo con una consistente spesa alla location, scarichiamo tutto, prepariamo il posto, vediamo di predisporre mobili e luci al meglio, il mio telefono ribolle, le telefonate e gli sms sono numerosi, ma questo non è un problema.

A:Siamo in anticipo su tutti, ma a noi ci piace così e poi avevamo il passaggio in auto. A caval donato. Sistema la stanza, sposta un divano, srotola il tappeto, tira fuori le sedie ed il gioco è fatto…. Sì, magari!
Le bevande ci sono, ma Antonio ci rispedisce al supermercato, troppa poca birra! E poi mancano le patatine, montagne di patatine che ci sfamiamo l’Esercito della Salvezza.

Ore 18.00

G: Arriva il fonico, Antonio, un ragazzo che quando lo conosci davvero è la gentilezza fatta a persona, un signore, disponibile, educato ma malandrino. Incomincia a preparare i microfoni e predispone la location anche con delle casse per mettere musica di sottofondo durante le pause.

A: Se non ci fossero Antonio ed Emiliano, che fine farebbe l’audio? Parliamo di Sofar Sound, concerti al buio dove nulla viene amplificato. Microfoni che cadono dall’alto, casse appese alle pareti. Tutto è deciso e concepito nei minimi dettagli, tutto deve essere perfetto.

Ore 18.30

G: Arriva la prima artista come da programma, sembra emozionata e un po’ incredula, lei aprirà il concerto per l’avventura Sofar Trieste. Nel frattempo chiamo i soliti ritardatari che sono in dirittura di arrivo. Sono un po’ preoccupato per chi si occuperà dei video, non si sono ancora fatti vedere e l’appuntamento parte alle 19.45 con il pubblico, le luci sono adatte per i filmati? Speriamo di si perché nella mia ossessività sono umanamente spaventato.

A: Irene entra in Jambo Gabri carica come un mulo, chitarra in spalla e quel velo di emozione negli occhi.
Siamo affaccendati come non mai, dobbiamo fare bella figura per forza, ci abbiamo messo la faccia, buona la prima e basta.

Ore 19.00

G: arrivano gli altri attori del concerto, mi fermo con loro, compiliamo assieme alcune carte e spiego loro, grossomodo, come funziona il tutto, per tutti noi è una cosa nuova ma Lucian (il nostro referente per Sofar Italia) mi ha spiegato bene come fare, tutto fila liscio.

A: Simone è seguito a ruota da Cortex, mi sembrano due pulcini smarriti. Sì vero, detta così magari non ne escono fuori come due veri duri ma è la libertà di stampa che mi impone di scrivere la verità.

Ore 19.30

G: Arrivano i ragazzi di Impatto Visivo, che prendono confidenza con il “salotto”.
Pare le luci vadano abbastanza bene, mi chiedono anche di spostare qualcosa e io dico loro che devono fare a seconda delle loro esigenze, sono i professionisti del video, io di video, apparte quelli amatoriali, non ci capisco nulla.

A: Non capisco perchè siamo tutti così impacciati questa sera; ci spingiamo e ci pestiamo i piedi.
Anche i ragazzi di Impatto Visivo sono ormai pronti, con le luci giuste può uscirne un video magico.

Ore 19.45

G: Iniziano a vedersi le persone che arrivano, qualcuno nel frattempo mi avvisa che prima delle 20.30 non riesce a venire, nessun problema inizieremo un attimo dopo. L’associazione Jambo Gabri che ci ospita, decide che per questa serata offrirà da bere agli invitati, è una cosa eccezionale, di solito a questi eventi ognuno si porta da bere da casa.

A: Eccoli i primi ospiti, puntuali come orologi svizzeri. Mai come oggi avremmo sperato in un po’ di ritardo!
Abbiamo piazzato Michael (in arte BTaste) al bar, il PR adeguato che sa perfettamente come intrattenere i nostri ospiti e che fa loro dono del suo Ep fresco di stampa.
Intanto la stanza si riempie ogni secondo di più, tra volti noti e molti sconosciuti.

Ore 20.30

G: Siamo al completo, chi doveva venire è venuto, ci sono state delle disdette all’ultimo minuto, amo le persone corrette, questo è lo spirito che si deve creare. In sala c’è rumore e musica di sottofondo e tante persone all’esterno a fumare una sigaretta, incominciamo ad annunciare che stiamo per iniziare, e passano nel frattempo quasi 15 minuti, la musica di sottofondo si abbassa, le persone si siedono sparse attorno al posto dove suoneranno gli artisti e di colpo c’è silenzio.

A: La continua affluenza ci riempie d’orgoglio. Ma adesso state zitti, siate disciplinati che dobbiamo iniziare.

Ore 20.45


G: Ok, è il mio turno, si tocca a me, cappello con scritta Sofar in mano, il cuore in gola, e inizio a parlare e a spiegare cosa succede, una gaffe, due gaffe, ma ci stanno è la prima volta che mi metto in gioco così, sono emozionato ma cerco di nasconderlo e presento Irene Brigitte.

WOW sono emozionato, Irene canta, è una bomba, c’è un silenzio incredibile, quaranta persone fisse a guardarla e lei appare visibilmente emozionata, la musica fluisce veloce, i quattro pezzi scorrono anche troppo velocemente, mi vengono i brividi, sono contento, cose così non le ho mai viste.

 

A: Irene ha l’arduo compito di aprire la serata ed emoziona profondamente il suo pubblico, sola con la sua chitarra e la voce incisiva.
Incantati la stiamo ad ascoltare col fiato sospeso e quel brivido che corre lungo la schiena ci fa comprendere come tutto stia procedendo come ce lo eravamo immaginati.

Ore 21

G: Irene finisce e facciamo una pausa, salgo sul palco per ringraziarla e dire ancora due parole sul movimento Sofar e poi faccio una gaffe, ecco lo sapevo… ma va bene d’altronde è la prima volta che mi metto in gioco così.

A: Piccola pausa per noi, giusto il tempo per una sigaretta.    

Ore 21.10

G: Finisce la pausa, e chiamiamo dentro le persone, ora è il turno di Angela, presenterà lei il prossimo artista, Simone, in arte The Leading Guy, lei se la cava benissimo sembra nata per presentare le cose.
La musica acustica parte, silenzio immediato, Simone si presenta, racconta di sé, racconta della sua musica, a chi è dedicata. La sua esibizione sembra durare troppo poco ma è così quando si tratta di musica dal vivo, tutto finisce troppo presto.

A: The Leading Guy è già pronto sul palco. Si scusa per la voce bassa ma se non lo avesse detto nesuno lo avrebbe notato, di certo non il sesso femminile, ammaliato dalla figura di Simone e del suo stile british che si riflette nel suo personale approccio con le note.
Presenta quattro pezzi che scorrono veloci. Il silenzio assorto regna sovrano.

Ah, se non fosse per quella lattina di birra aperta nel momento sbagliato!

Ore 21.30

G: Decidiamo di non fare grandi pause per presentare l’ultimo artista, Cortex, vincitore del Mei Superstage 2014, ambasciatore della musica emergente, lo presento e lui mi fa “ parla parla ancora un po’ che devo finire di accordare la chitarra”, bene cosa dico… idea usiamo la gaffe, almeno questa volta faccio show, poi ricordo nuovamente a tutti come funziona e l’artista sembra pronto.
Parte, emozionato anche lui, fa uno show divertente, canta e quasi tutto va bene. Finisce i suoi quattro pezzi e chiede a The Leading Guy di fare un pezzo con lui, io e Angela ci guardiamo e chiediamo a Irene se le va bene, lei è concorde e parte la canzone fuori programma.

A: Avremmo sbagliato nel posizionare Cortex in scaletta per secondo. Il suo posto, in chiusura, è quello giusto.
Porta quella nota di comicità che sdrammatizza e rinfranca lo spirito. Ma dietro le smorfie sappiamo perfettamente che si nasconde l’emozione di dover per forza guardare negli occhi chi ha davanti.
Si crea un’inevitabile empatia, gli spettatori pendono dalle tue labbra e si aspettano molto da te.

Ore 22

G:Finisce il concerto, e tocca nuovamente a me, spiego cosa è Sofar, e dico che alle 22.30 dovremo chiudere tutto, ma è ancora presto, abbiamo finito prima del previsto, è andato tutto liscio ad esclusione delle mie gaffe, ringrazio tutti, il pubblico che è stato davvero fantastico quasi rigorosamente in silenzio, gli artisti che si sono prestati a questa bellissima esperienza, Impatto Visivo, Guidalberto, Antonio e Michael di Jambo Gabri.
Questa è Sofar e stiamo già pensando al prossimo appuntamento.

Grazie Sofar per avermi dato la possibilità di esportarti a Trieste.

A: Chiudiamo il concerto con un pezzo imprevisto: Cortex e The Leading Guy insieme danno il massimo. Degna conclusione.
Tiriamo il fiato e siamo felici o esausti, non so.
Mi scorre davanti il tempo che Guido ha impiegato per organizzare, per pianificare e seguire le regole ferree degli inviti.

Ci incontriamo il mese prossimo, altro concerto, altro regalo.