Blowout – Buried Strength

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Brevi cenni biografici per presentare la band. Riportiamo: “Nel 2016 si concretizza l’idea di realizzare il primo lavoro discografico dal titolo “Buried Strength”, disco registrato al 8lab studio di Trento (basso, chitarre, batteria), al Nologo studio (voci e cori) di Laives (Bolzano), con mixaggio effettuato pure al Nologo studio e il mastering svolto al Swift mastering di Londra (UK). Special Guest nella traccia numero 5 dal titolo “Stomp on fire” è Dario Cappanera (KAPPA)(Strana Officina – Francesco Renga – Vasco Rossi – REBELDEVIL ecc).

Questo lavoro è semplicemente superlativo, soprattutto per gli amanti dello stoner-doom metal, quello che negli anni abbiamo ascoltato e apprezzato per una moltitudine di nomi, ma che in questo caso è molto debitore a formazioni del calibro di Black Label Society, Down, Kyuss, Cathedral, Crowbar e Pentagram. Le chitarre formano un muro sonoro pesantissimo, che viene preso a calci e martellate da una batteria potentissima, tantochè viene da pensare che se questo muro crollasse farebbe seri danni. Un album che si fa fatica a credere sia il primo, perchè la band sia in fase compositiva che tecnica dimostra ampia preparazione, consegnandoci otto pezzi di metallo cupo, bastardo e competente anche sul piano internazionale.

La scaletta si fa apprezzare nella sua interezza, ma spiccano episodi come l’opener “Cheers in Hell”, col suo carico distruttivo, “Slum” e la sua “melodia” contorta che di tanto in tanto emerge. E ancora “Stomp On Fire” che rimanda agli albori del doom metal, dove gente come Paradise Lost e Cathedral dettavano legge, e ancora citiamo “Be Divided Be Ruled”, pesante e devastante come un masso fatto rotolare su un dirupo che si va a schiantare su un innocente topolino di campagna.

Insomma signori, questo album è grandioso, una manna dal cielo (o dall’Inferno, fate voi) per coloro che dal rock e dal metal pretendono atmosfere plumbee, chitarre prepotenti e distortissime e batteria che pesta come non ci fosse un domani. Il doom-stoner metal trova nuovi adepti, e i Blowout sono pronti a servire questo genere nel migliore dei modi. Poche raffinerie, qui l’unico termine adatto a descrivere questo album, sebbene abbiamo a che fare con un disco comunque che si apre a varie influenze, è: “doooooooooooom”!

Voto: 80/100




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