Arriva da Livorno il folk pop dei Mandrake: recensione a Dancing with Viga

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Scritto da Aaron Gonzalez

 

Ok, questa non me l’aspettavo!
Premetto che quando no conosco un artista, non mi documento, vado direttamente all’ascolto, dopo due minuti di teorie basate sul nome.
Leggendo Mandrake, ho pensato ad un rapper cazzuto, di quelli che sputano sul sistema e parlano delle difficoltà della strada.
Colpo basso! Mi ritrovo scombussolato in un disco dalla profonda vena pop melodica, con una voce pacata alla Niccolò Fabi che canta in inglese.

Il clima melodico è spezzato ogni tanto da un delicato velo di folk, come se avessero dato dei tranquillanti ai Gogol Bordello. Dagli archi delicati, deduco sia un gruppo irlandese e mi documento per sapere precisamente con chi ho a che fare: Livorno. Ok.
Questi ragazzi hanno capito la chiave del successo nel panorama musicale attuale e non solo.
Dai Beatles ai Biffy Clyro, sono tanti i nomi che con questo genere hanno fatto tanto.
Similitudini a parte, le canzoni sono complete, hanno un tono raffinato e dolce, con dei piccoli momenti dai toni punk. Non abusano di nulla, ne degli archi ne del pianoforte, creando una elegante commistione di suoni.

L’unica metafora che mi viene in mente per descrivere questo album è la marea: onde che si infrangono sulla spiaggia una dopo l’altra, ritmicamente e ad ogni passaggio lasciano un’impronta. Lo so, è poetico, ma è esattamente quello che trasmettono i Mandrake, la poesia delle piccole cose.

Non mi sono dilungato a capire i testi, ma per quel che mi riguarda, potrebbero anche essere la ricetta del cacciucco e non cambierebbe la bellezza delle canzoni.
Se avete una marea di problemi, ascoltate per mezz’ora Dancing With Viga e tutto andrà meglio!

 

 

 

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