ANGELO IANNELLI… UN NUOVO CANTAUTORE DA TENERE D’OCCHIO

1712

Il CANNOCCHIALE
Angelo Iannelli

Album d’esordio del giovane cantautore, attore e scrittore Angelo Iannelli. Dieci brani cantautorali, ma che strizzano l’occhio a melodie accattivanti, ad arrangiamenti ricercati e talvolta a ribelli sonorità rock. Il disco tratta temi e storie che spaziano dal sociale (Addio) all’amore (Canzone in terza persona), dall’amicizia (Non lo so) alla violenza (Mya), a volte con un taglio intimista (La ragazza sulla barca di legno, Guardo avanti, Canterai), altre con un approccio e dei contenuti ironici o surreali (Festa!, Litri di trucchi), ma soprattutto scava profondamente nell’interiorità dell’autore e dei suoi personaggi, con una predilezione per le figure retoriche e per una narrazione dal taglio cinematografico, con un largo utilizzo di immagini concrete: tutti aspetti, quest’ultimi, figli delle altre attività dell’autore, come quella di docente di Lettere e di sceneggiatore cinematografico.
Il cannocchiale vuole essere strumento per uno sguardo sul mondo, sul futuro, sulla vita, sul cielo e oltre il cielo. Ma, come dice l’autore nel brano che dà il titolo al disco, si potrebbe scoprire di essere solo “un puntino in volo” in questo enorme Universo.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua/vostra musica?

Non mi riesce facilissimo descrivermi, da artista, con quattro aggettivi. Grammaticalmente sceglierei dei verbi, perché indicano movimento, agitazione, meglio ancora una tensione verso qualcosa di più alto. Pensare, volare, morire, rinascere sono delle parole che mi dicono qualcosa: sono dei termini che leggo negli occhi delle persone quando mi ascoltano. L’aggettivo è statico, è dormiente, il verbo è arrabbiato e in continua evoluzione.

Come si intitola la tua/vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

L’album Il cannocchiale (Ed. Hydra Music) è il frutto del lavoro degli ultimi intensi due anni. E’ composto da dieci brani che una volta venivano chiamati cantautorali, ma che contemporaneamente strizzano l’occhio a melodie accattivanti, ad arrangiamenti ricercati e talvolta a ribelli sonorità rock. Il disco tratta temi e storie che spaziano dal sociale (Addio) all’amore (Canzone in terza persona), dall’amicizia (Non lo so) alla violenza (Mya), a volte con un taglio intimista (La ragazza sulla barca di legno, Guardo avanti, Canterai), altre con un approccio e dei contenuti ironici o surreali (Festa!, Litri di trucchi), ma soprattutto scava profondamente nella mia interiorità e in quella dei miei personaggi, con una predilezione per le figure retoriche e per una narrazione dal taglio cinematografico, con un largo utilizzo di immagini concrete: tutti aspetti, quest’ultimi, figli delle mie altre attività lavorative, come quella di Professore di Lettere e di sceneggiatore cinematografico.
Il cannocchiale vuole essere strumento per uno sguardo sul mondo, sul futuro, sulla vita, sul cielo e oltre il cielo. Ma, come scrivo nel brano che dà il titolo al disco, bisogna stare attenti, perché si potrebbe scoprire di essere solo “un puntino in volo” in questo enorme Universo.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

Dipende dal luogo e dal contesto del concerto. Però mi domanderei tra me e me: “Tu quanta me ne porti?”. E poi si vede… Ovviamente la presenza del pubblico a un concerto è conseguenza di tanti fattori diversi: oltre a scrivere bei brani, la base senza cui non si può fare nulla, è fondamentale curare l’aspetto promozionale della propria attività e incontrare sulla propria strada un pizzico di fortuna.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?

Importantissimi nella fase di promozione del disco; per il resto possono essere utili per mantenere un contatto diretto e rapido con i fan. Bisogna stare attenti, però, a non sostituire il contatto emotivo di un concerto con quello, evidentemente più freddo, che può offrire un social.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Negli ultimi mesi, purtroppo, non ho avuto modo di seguire molti concerti, soprattutto perché la produzione del disco ha risucchiato davvero prepotentemente tutte le mie giornate.
Riguardo all’indie ci sarebbero molte cose da dire. Intanto sarebbe opportuno sottolineare che, indie o non indie, c’è musica di qualità e musica non di qualità. Dal punto di vista dei testi, nel mondo indie colpisce l’essenzialità nella stesura degli stessi. Dal punto di vista musicale, i brani più cliccati sul web hanno strutture strofiche scandite da arrangiamenti e linee melodiche molto inusuali.
Vorrei concludere dicendo che guardo il futuro con fiducia, perché spesso la musica rimbalza su un tappeto elastico che scaraventa molto più in alto rispetto a dove si è partiti. Allora torniamo bambini e aspettiamo di cadere giù.