Anfibi sporchi: residui di Home Festival 2016

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Report di Ross&Giulian

dsc_0511Anche quest’anno Ross&Giulian sono stati inviati all’Home Festival per conto di RadioTweetItalia. Con sommo dispiacere siamo riusciti a partecipare solo a due giornate, ma l’Home regala sempre grandi emozioni a prescindere da quante giornate vi si partecipi. L’edizione 2016 si è rivelata ricca di novità, delle quali la maggiore è stata il camping situato vicino alle biglietterie.

La giornata di Sabato 2 Settembre è iniziata con un insolito ammasso di gente all’ingresso. Il perché è presto spiegato: per ragioni di sicurezza sono stati introdotti i metal detector e di conseguenza per attraversarli si crea un po’ di confusione. E vabbè, tra una schiena bagnata, uno svenimento e un caldo atroce, nel giro di mezz’ora siamo dentro all’Home.

Il tempo di addentare un panozzo e bere una birra è già ora di mettersi in pole position per i Prodigy.
Tanta la curiosità di sentirli live, ancor più la gente accorsa per questo main event.
La calca è tanta, ma nella mia ingenuità pensavo ci sarebbe stato un po’ meno delirio durante il concerto. ERRORE MADORNALE. Appena i Prodigy salgono sul palco si scatena l’inferno. Un enorme pogo prende il sopravvento, ad una certa mi trovo piegata in avanti come Michael Jackson nel video di Smooth Criminal. Tempo zero decidiamo di spostarci verso l’esterno: irraggiungibile. La quantità di gente è tale che per trovare mezzo metro quadro di aria dobbiamo spintonare e smadonnare per tre minuti buoni. Dopo aver trovato un luogo consono dal quale poter ascoltare incolumi il concerto, ci rendiamo conto della grande maestria di questa band, tale che sembra essere un cd. L’energia, quella “botta” anni ’90, il delirio vero e proprio, questo è quello che si sente durante il set dei Prodigy. Per loro il tempo sembra non essersi fermato, per i cinquantenni gabberini imbottiti di MD un po’ meno.

Al termine del live ci spostiamo verso il Circus nel quale di lì a breve avrebbero iniziato a suonare i Modestep. Peccato non aver capito che sarebbe stato un dj set e perciò sul palco si palesa solo Tony Friend. Bella la selezione dei brani, bella la pacca che arriva sul pubblico nonostante l’assenza degli altri membri del gruppo, azzeccata la scelta di programmarli dopo i Prodigy.
Il set è così coinvolgente che anche chi non ballava dal ’93 ha dovuto cedere, nonostante la scompostezza di qualche movimento dovuta alla ruggine, al beat della musica dubstep.

La seconda giornata di Home festival inizia pressappoco come la prima, ma con una migliore gestione delle code per arrivare ai metal detector grazie all’utilizzo di transenne che creavano diversi “serpentoni”; in questo modo si è evitato il mucchio selvaggio di gente ammassata e spingente, sostituendolo con una più piacevole ed ordinata coda.

I While She Sleeps (da qui in poi WSS) si palesano sul palco alle ore 18.30 circa.
La band di Sheffield dal primo istante trasmette una grande energia corredata da un ottimo suono complessivo. Il cantante, Lawrence Taylor, oltre ad essere particolarmente dotato per quanto concerne le sue doti vocali come screamer è anche un eccellente intrattenitore: coinvolge il pubblico, ci si butta sopra svariate volte (e i fan sono felici come non mai di ciò), salta, si butta per terra, scherza con l’addetto alla security porgendogli il microfono, insomma ci si fa delle grasse risate ascoltando della buona musica.

Ci si sposta sul main stage per il set di Fabri Fibra. Cos’altro dire se non UNA BOMBAZZA.
Il caro Fabri ha scelto Treviso come ultima data del tour che festeggia il decennale del suo ingresso in major con l’ album “Tradimento” e regala un live spettacolare nel quale ripercorre tutta la sua carriera proponendo brani come “Applausi per Fibra”, “Su le mani”, “Bugiardo”, “In Italia”, “Vip in Trip” e un sacco di altre hit che il pubblico canta a squarciagola. Promosso senza riserva alcuna.

Torniamo alla Isko Tent per gli Enter Shikari.
Se devo essere sincera, non li ho mai calcolati più di un tot. Eppure ho seguito il loro live con piacere. Il carisma della band è innegabile, come lo è il fatto che abbiano contribuito a rafforzare il cosiddetto electrocore. Le canzoni sono orecchiabili, ben fatte, e il cantante, Rou Reynolds, mi ricorda vagamente Dexter (della serie tv “Dexter”) e si muove come se venisse continuamente colpito da un taiser. Probabilmente sono l’unica band della scena core a suonare in camicia (e io non gli ho nemmeno visto la pezzata sotto l’ascella!).

La giornata si conclude con Martin Garrix sul main stage. Premessa: di questo set ho sentito solo mezz’ora e i miei commenti sono riferiti solo a questo lasso temporale.
Il ragazzo inizia vincendo facile con “Animals”, la sua produzione più famosa, con la quale infiamma l’Home. Incredibile lo spettacolo e l’atmosfera che creano il ledwall dietro di lui, le luci e tutti gli altri effetti (fuochi d’artificio, fontane di fuoco, coriandoli, ecc ecc) manovrati in modo eccellente per seguire al meglio ogni cambio.

Ora, permettetemi di dire una cosa su questo giovanotto. Sono dell’idea che se si chiama un dj ad un festival questo debba suonare principalmente le sue produzioni. Ovviamente non si pretende metta solo quelle, ma nemmeno che faccia un set che posso facilmente eguagliare chiamando “DJ MARIO”. Si, la selezione dei pezzi è bella, ma non l’ho trovata niente di originale. Poi, magari ho perso io la parte migliore dello show andando via dopo mezz’ora, ma capitemi, Domenica dovevo presentare un palio medievale!

 

Credits:
foto main title – Anfibi Sporchi: residui di Home Festival
foto – live While She sleeps
foto – live Fabri Fibra
foto – Foto con cantante dei While She Sleeps, Lawrence.




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