ALMACANTA… jazz,latin,melodie pop italiane… musica per l’anima e la mente

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ALMACANTA presentano “Revive” (Tunecore)

Questo album custodisce in sè una forte spinta al risveglio (revive, appunto) e alla rinascita, nei mutevoli e diversi ambiti dell’esistenza. Le sonorità rimandano al jazz, ma emergono altri stili, come la musica flamenco/balcanica, le sonorità latin, le atmosfere gospel e della ballata americana. C’è spazio ed espressione anche per il racconto, il canto e il pianoforte, di gusto francese. Musica bellissima, musica raffinata.. Musica per l’anima.

Come definireste con quattro aggettivi la vostra musica?

Delicata, forte, appassionata, libera.

Come si intitola vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

“Revive” è nato a 4 anni di distanza dal primo disco, “Legàmi”. Molte musiche erano in realtà già pronte, alcune scritte diversi anni fa da Graziano, ma, con lo scorrere degli anni e delle esperienze, hanno ripreso vita e senso con l’elaborazione dei testi da parte di Zaira. Abbiamo cominciato a discutere di ciò che aveva ispirato Graziano nella composizione (emozioni, eventi, lutti, atmosfere, lavori per film, ecc…) e così, man mano, sono nati i testi di Zaira. Ben presto ci siamo resi conto che il filo conduttore dell’album era appunto la rinascita, intesa anche come decisione di ripartire, dare alla vita un nuovo slancio, lasciar morire alcune cose per potersi rialzare. Esclusa la fase in studio di registrazione con la band, il lavoro di composizione, arrangiamento e scrittura è durato 6/7 mesi. La produzione è interamente nostra.

Se vi chiedessimo quanta gente “mi portate” ad un vostro concerto, come reagireste?

Con un’altra domanda: “Chi è l’organizzatore, noi o voi?”. Andiamo avanti…

Quanto sono importanti i social per la vostra musica?

Hanno una loro importanza: grazie ai social e alle persone di rimbalzo coinvolte, abbiamo co-prodotto il nostro primo disco “Legàmi”, ad esempio.
Ancora grazie ai social e alle reti create anche da applicazioni varie, possiamo far arrivare la nostra musica a molte persone. Ora abbiamo necessità di fare un bel salto e allargare la nostra già preziosa cerchia di fan e amici/sostenitori di vecchia data. Per questo per noi è importante che della nostra musica si parli (e la si ascolti soprattutto) sui giornali, sul web, e che gli addetti del settore (organizzatori, direttori artistici, giornalisti, ecc) facciano la nostra conoscenza.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Siamo stati ad una decina di concerti di musica di vari generi: etno-jazz, folk italiano, jazz, samba/bossa nova…
In Sardegna ci sono diversi progetti e musicisti molto interessanti e poche occasioni per sentirli dal vivo in contesti che ne valorizzino le caratteristiche. Siamo consapevoli e convinti della grande ricchezza artistica della nostra isola. Bisogna imparare a darle il giusto valore e smettere di relegare progetti di qualità, in contesti poco adatti o di mero intrattenimento. Pensiamo, in linea generale, di poterlo dire anche dell’underground nazionale, di cui ci arrivano notizie grazie ai colleghi musicisti o ai social, ma che conosciamo poco in realtà.




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