AL MAGASIN DU CAFE’ VA IN ONDA UN MIX DI JAZZ, GISPSY E CHILL OUT

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MAGASIN DU CAFE’ – LANDSCAPE (HK-MEDIA / BELIEVE DISTRIBUTION SERVICES)

 

Landscape è un’anomalia poetica, un album strumentale, coraggioso ma non difficile, in bilico tra modernità e tradizioni importanti, come la musica classica, il tango, il gipsy jazz e la musette francese. In scaletta troviamo quattordici brani con arrangiamenti originali, tra cui otto inediti composti dalla band. I Magasin du Café sono riusciti a dare unità ai diversi stili che hanno sperimentato, con un linguaggio proprio e un sound inconfondibile.

Questo è un album che non segue leggi di mercato, ma vuole semplicemente raccontare il mondo interiore di quattro musicisti innamorati del loro lavoro

 

 

Come definiresti con quattro aggettivi la vostra musica?

Intima, eclettica, cosmopolita, contemporanea 

Come si intitola la vostra ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

Abbiamo intitolato l’album come una delle nostre creazioni inedite, Landscape. è un brano che parla molto di noi, che ci emoziona sempre suonare dal vivo. Questo disco è il frutto di anni passati a suonare in club e teatri, in modo molto istintivo. Agli inizi non provavamo quasi, tutto aveva un sapore di improvvisazione continua. Nel disco abbiamo fatto delle scelte, ma credo che l’anima live si senta ed emozioni anche nei brani più intimi e delicati.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

Risponderei che portare gente è il lavoro dei baristi o degli organizzatori, noi ci occupiamo di musica. All’estero se un locale non fa suonare una band a sera non ha clienti, qui invece i locali che fanno il sacrificio di far suonare devono chiudere per bancarotta. Si dovrebbe collaborare tra gestori e band, senza avere pretese da una e dall’altra parte, ma le cose non sono mai così semplici.

Quanto sono importanti i social per la tua/vostra musica?

Avere un buon prodotto (che brutta parola) e tenerlo nel cassetto diventa inutile, uno dei compiti dell’arte è condividere concetti. Oggi si usano metodi diversi per fare pubblicità, tutto è più capillare e quindi dispersivo. Vivere per i like e sbagliato e abbastanza triste, ma usarli come mezzo per farsi conoscere è doveroso.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

Abbiamo avuto davvero poco tempo per andare assieme a qualche concerto, ma ognuno di noi segue alcuni generi e li porta sul palco ad ogni concerto. La musica underground è linfa vitale, è la musica che non avendo nulla da perdere si dona senza filtri. Tutti i suoni che sentiamo nel mainstream si sono creati nell’underground, sono stati apprezzati e sono stati riconosciuti dagli imprenditori come fonte di guadagno. Smettere di ascoltare un genere perché diventa “commerciale” non è amore per la musica, ma più che altro amore per il proprio ego di “alternativo a tutti i costi”.




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