A lezione di shoegaze dagli Stella Diana: il nuovo album “41 61 93”

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“41 61 93” è il nuovo disco degli Stella Diana, una formazione campana che dal 1998 ad oggi ha costruito a testa bassa un percorso di coerenza e solidità artistica. Ci troviamo nel territorio più puro dello shoegaze, un genere di chiara matrice inglese che qui trova la sua cifra stilistica attraverso i testi in italiano, una scrittura decisamente personale e una serie di contaminazioni con altre influenze (si pensi ad esempio alla coda strumentale di “Navarre” che con quel sassofono acquista colori di sperimentazione jazzy). Da sempre gli Stella Diana si sono spesi per diventare una band di genere e in effetti ci sono riusciti perchè in Italia probabilmente non c’è nessuno che possa tenergli testa nella proposizione fedele di un genere come lo shoegaze; eppure l’inclinazione verso la materia arriva naturale e senza forzature, come se invece di vivere in Italia questi ragazzi avessero da sempre vissuto nella parte alta dell’Inghilterra ascoltando Echo & The Bunnymen, Ride, Slowdive, The Cure.

Rispetto ai precedenti lavori la voce del cantante Dario Torre è maggiormente in evidenza e si rende intellegibile all’ascolto: segno che la maturità con cui si è arrivati a questo album è sicuramente diversa. Le differenze con il passato sono minime, al punto che si potrebbe parlare di migliorie del caso: una forma canzone maggiormente evidenziata (come nella fantastica power ballad “Regor”, il pezzo migliore assieme alla finale “Motel Sagrera” che si colora di antemiche suggestioni indie rock), accenni ad altri generi e un generale abbassamento dei toni che li fa virare in direzione paradossalmente più pop. Ma sempre di shoegaze nudo e crudo si parla, chitarre elettriche che la fanno da padrone sopra una sezione ritmica che lavora sodo e che pare derivata dal post punk: il risultato è un disco onirico, ossessivo, noir e intellettuale che ostenta compiaciuto la sua personalità italiana ed estera allo stesso tempo.