“Vorrei rinascere in un lama” traccia per traccia: intervista ai 7marzo

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Avevamo già fatto una chiacchierata con i 7marzo in occasione dell’uscita del loro precedente singolo, “Dai passa questo pezzo”. Oggi, poco dopo l’uscita del secondo singolo “Vorrei rinascere in un lama”, che dà il titolo all’intero disco d’esordio della band lombarda, incontriamo nuovamente il frontman, Franz, per farci raccontare più da vicino le tracce di questo lavoro che continua a riscuotere successi.

– Ciao Franz, ben ritrovato. La prima domanda riguarda la prima traccia del vostro disco d’esordio, “Vorrei rinascere in un lama”, che è il singolo che state promuovendo in questo periodo. Vuoi raccontarci la sua genesi e come avete avuto l’idea del videoclip che l’accompagna?

Ciao! Il pezzo è nato per caso, mi sono svegliato una mattina con in testa la frase “vorrei rinascere in un lama… per sputare sulla gente”. Pensa che bei sogni che faccio!

Col videoclip volevamo passare il messaggio della canzone in maniera ironica, ossia trasportare il desiderio di voler rinascere in un animale nel mondo della musica, “reincarnandoci” in pop star patinate modello “boyband”.

–  Passiamo alla seconda traccia: “Michele (Epilogo)”. Il personaggio di Michele è un perfetto esempio di umano che fa desiderare di “rinascere in un lama” ma cosa rappresenta per voi questa sorta di “sciupafemmine” che fa capitolare anche la donna del protagonista?

Rappresenta in realtà quell’amico che tutti abbiamo. In ogni compagnia c’è un “Michele”, che è un super amicone ma che non guarda in faccia a nessuno se si tratta di… be’ si capisce…

– Spesso paragonano la vostra attitudine ironica a quella di Elio e le storie tese e il brano che più sembra confermare questa verità è la terza canzone del disco, nonché primo singolo dell’album, “Dai passa questo pezzo”. Qui la parodia dei pezzi “studiati a tavolino” è perfetta ed esilarante, tanto è vero che vi ha permesso di raggiungere anche circuiti nazionali come quelli di Radio Deejay. La ricetta del “pezzo perfetto” quindi si può dire che funziona sempre?

In genere sì, ma il nostro è un caso particolare perché abbiamo citato tutti gli stereotipi del genere, senza mai usarne uno, anzi facendo un pezzo decisamente rock’n’roll e personalissimo come stile. Poi l’ironia che trapela ha fatto sì che venisse apprezzato un po’ da tutti. Soprattutto i musicisti si sono fatti delle grasse risate.

– Restando in tema di risate (anche se su un altro campo), la traccia successiva, “Ridi quanto vuoi”, descrive in pratica una storia d’amore ormai giunta al capolinea. L’amore è da sempre il tema privilegiato della “popular music” e quindi di canzoni sul tema si può dire che ce n’è una per ogni granello di sabbia presente sul nostro pianeta. Voi come vi approcciate a questo argomento popolare per non correre il rischio di dire cose già dette? 

Siamo sinceri, in musica si è bene o male parlato di tutto, ma l’importante è offrire la propria “lente” e non incorrere nei cliché. Se si è onesti e credibili la gente può davvero empatizzare con te. Se si resta sul vago non serve a molto.

– “Grandissimi film americani” è un altro brano divertentissimo, che si prende beffa delle esagerazioni tipiche delle grandi produzioni cinematografiche a stelle e strisce (le cosiddette “americanate”), che per fronteggiare i diffusi difetti di sceneggiatura utilizzano effetti speciali e trovate di ogni tipo. Qual è secondo voi il motivo per cui l’industria cinematografica americana riscuote così tanto successo e perché, invece, quella italiana non riesce più a tornare al suo antico prestigio?

Penso che nei film succeda come nella musica: se hai soldi a sufficienza per distribuire e promuovere un prodotto bombardando la gente allo sfinimento, quello diventerà lo standard. E in un periodo come il nostro in cui c’è pochissima pazienza e pochissima attenzione si punta tutto sugli effetti speciali a discapito delle storie. Secondo me tentare di imitare gli americani in questo senso è una battaglia persa, anche perché avranno sempre mezzi diversi dai nostri. Ma credo che le buone storie, ben raccontate, alla fine paghino sempre.

– “Eva correva” è il pezzo più amaro del disco. A cosa vi siete ispirati per scriverlo e cosa rappresenta il “cattivo” di questa storia?

Eva è come fosse un film thriller raccontato in pochi minuti. La musica mi ha subito suggerito un’atmosfera cupa ma il tiro del pezzo mi dava l’immagine di una corsa frenetica per scappare da qualcosa. Non voglio spoilerare però da cosa: per scoprirlo ascoltate il pezzo ;)

– “Samantha tornerà” è, come dice il titolo stesso, fondata sulla fiducia del ritorno della donna amata. All’inizio sembra che si tratti di un’attesa di pochi minuti ma il finale è decisamente… a sorpresa, rivelando la vostra consueta vena sarcastica anche in una storia d’amore andata male. Ci raccontate com’è nata l’idea di delineare in questa maniera così particolare la figura psicologica del protagonista?

Credo che ascoltando il disco si capisca che amo molto le storie con un “twist” improvviso. Le attese infinite, le storie che parlano di situazioni quasi oniriche e paradossali, la ricerca di un senso, mi sono sempre piaciute molto. Cito spesso Dino Buzzati, il “Deserto dei Tartari” o i “Sette messaggeri” ne sono un bellissimo esempio.

– I primi secondi de “L’immagine del cambiamento” spiazza, con questo sax delicato, quasi jazz, che fa pensare di aver sbagliato disco. Poco dopo però lo stesso sax si carica di attitudine rock e si apre così quello che è uno dei brani più particolari dell’album, per quanto riguarda gli arrangiamenti (c’è anche un coretto fenomenale nel bridge). Prendiamo quindi ad esempio questo brano per chiedervi: come nascono i vostri arrangiamenti?

La genesi dei pezzi è più o meno sempre questa: io scrivo testo e musica dei pezzi, poi ci troviamo a provarli insieme finché non troviamo il modo migliore per raccontare “quella storia”.

– “La chance” è un brano introspettivo che presenta una band a proprio agio anche con brani dalle tematiche più personali. Preferite utilizzare la vostra musica per denunciare (sia pure con sarcasmo) alcune questioni più collettive (come per esempio in “Dai passa questo pezzo” o “Grandissimi film americani”) oppure per trasmettere le vostre piccole storie quotidiane (come per questo brano, “Ridi quanto vuoi” o soprattutto “Ciao” con cui si chiude il disco)?

Preferiamo poter parlare di tutto. Se fossimo sempre tristi, o ironici, o arrabbiati, smetteremmo di essere credibili.

– “Ti darò” è un altro perfetto esempio di brano personale ed è una canzone d’amore positiva che lascia presagire un lieto fine. La scelta di aver iniziato a parlar di amori finiti ma aver chiuso il disco con un amore agli albori è voluta, per mostrare il fondo di ottimismo che generalmente si respira nella vostra musica, oppure è stata casuale? 

Sinceramente non ci avevo pensato, però ha senso. La nostra visione delle cose è permeata di ottimismo, che non vuol dire cieca fiducia nel futuro, ma consapevolezza che comunque vada, per quanto si fatichi e ci si possa sentire talvolta miserabili, ne vale sempre la pena.

– “Ciao” è una vera e propria lettera scritta da te, Franz, che guarda al futuro. È interamente autobiografica? E il futuro dei 7marzo come lo immagini?

Ciao” è il nostro saluto a chi ci ha ascoltato. È autobiografica ma, proprio per quello che dicevamo prima riguardo all’essere credibili, penso che più una persona è sincera e personale quando scrive, più ci si possa identificare ed empatizzare con quello che dice, anche avendo esperienze di vita completamente diverse.

Il futuro dei 7marzo lo immaginiamo bellissimo :)

Grazie per il tempo che ci avete dedicato.

Grazie a Voi!

JOSH DANTE




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