Il Salotto di Malcom: LEBOWSKI

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Oggi usciamo con un po’ di ritardo sul pianale di marcia… come disse un saggio amico mio. Ed io che speravo di dover mettere fumo dal pavimento e qualche bellissimo quadro noir alle pareti!!! Speravo di indossare un soprabito raffinato e un cappello come si deve. Perchè ad ascoltare questo primo brano del nuovo disco dei Lebowski quasi quasi ci speravo. Da il titolo al disco e descrive un’atmosfera affascinante. Ed invece a seguire, l’ascolto di questo “Cura violenta” segna a fuoco uno scenario di trasgressione ed emancipazione sonora, di “distorsioni” poliziesche e psichedelie un po’ garage. Un disco che pone un fronte noise reso dolce da un certo micidiale gusto per le melodie. E non c’è colpo che manca. Tanto di cappello ai Lebowsi. Benvenuti in questo salotto…

Lebowski… come mai questo nome? Il grande Lebowski cosa ci dice in merito?
[Riccardo] Il film “Il Grande Lebowski” ci ha accompagnato per tanto tempo e tuttora è presente nei nostri discorsi e confronti. Un capolavoro del cinema che ha trovato consensi positivi unanimi ed entusiasti all’interno della nostra band. Possiamo dire che ha rappresentato una svolta, come “una linea tracciata sulla sabbia” a determinare un confine e a dirci che da quel momento sarebbe stato diverso. È quindi sembrata una naturale conseguenza chiamarci “Lebowski”.

Che aria si respira nelle marche? E come mai questa musica “sovversiva” esce da questo territorio che in apparenza sembra silenziosissimo?
[Nicola] Come sai l’apparenza inganna! :) In effetti le Marche sono una regione molto molto attiva oggi sul fronte della musica indipendente e con delle “scene” in fermento da quasi tre lustri. Per nostra esperienza, si possono individuare tre aree principali: quella pesarese, quella maceratese e quella anconetana del triangolo Ancona-Jesi-Senigallia, che è proprio da dove proveniamo noi.
Quando abbiamo iniziato nei primi anni 2000, più di dieci anni fa, la zona era del tutto avara di un’offerta culturale e di luoghi d’incontro adeguati. La conseguenza è stata che spesso il miglior modo di impiegare il proprio tempo era suonare, ascoltare e confrontarsi coi tuoi compagni in sala prove. Come lo abbiamo fatto noi, lo hanno fatto in tanti intorno, ed il risultato è stato che – anche grazie alla spinta di elementi aggregativi nati nel frattempo, quali fanzine, etichette, festival, ecc. – si siano instaurati rapporti di reciproca stima, collaborazione ed amicizia che hanno attraversato generi, band, città e territori. Evidentemente non sempre il nulla intorno si dimostra negativo… mentre a volte il troppo storpia.
E comunque, per chi avesse voglia di approfondire, qui ci sono dei begli articoli, più o meno recenti, per avere un quadro piuttosto esaustivo:

– “Scena anconetana”

C’è del marcio nelle Marche


http://stordiscointerviews.blogspot.fr/2011/09/intervista-jonathan-iencinella-bloody.html
http://stordiscointerviews.blogspot.fr/2011/09/intervista-jonathan-iencinella-bloody_19.html
http://www.centropagina.it/cultura/rock-roll-la-rivoluzione-continua/

– “Scena maceratese”
https://lacaduta.it/aim-ambienti-indipendenti-marchigiani-episodio-due-circolo-dong-recanati-25d988e345fc
https://lacaduta.it/aim-ambienti-indipendenti-marchigiani-episodio-tre-macerata-e-dintorni-9433b2116267
– “Scena pesarese”
https://lacaduta.it/aim-ambienti-indipendenti-marchigiani-episodio-i-pesaro-438174b8d026
http://www.doppiozero.com/materiali/musica/scintille-rock-sul-mare-adriatico

E per restare proprio sul tema: i suoni dei Lebowski… da dove arrivano? Mi incuriosisce la genesi di questo progetto…
[Nicola] Arrivano da numerosi e, non di rado, eterogenei ascolti, vuoi perché siamo cinque elementi, e quindi già un bel numero di strumenti da gestire, vuoi perché ciascuno ha il proprio bagaglio di dischi preferiti e di esperienze. Se dobbiamo fare dei nomi che possano assurgere al ruolo di “padri spirituali” del nostro sound, potremmo azzardare il Brian Eno rock di metà anni ’70 con le sue successive e memorabili collaborazioni (Fripp, Talking Heads, Devo, No-Wave, ecc.), filtrato da una sensibilità musicale formatasi negli anni ’90 a suon di distorsioni pesanti made in USA (grunge, stoner, noise, hc, crossover), e lontana memoria di certa tradizione cantautorale italiana (Battisti, Gaetano, ecc.).

Ma soprattutto come mai una intro strumentale come “Cura violenta” in un disco così? Mi avete illuso maledizione…
[Nicola] Non abbiamo fatto in tempo a scrivere testo e melodia! :) A parte scherzi, mentre eravamo in studio a lavorare sul brano, ci siamo resi conto che c’erano già tutti gli elementi per considerarlo compiuto (atmosfera, tensione, dinamiche, ecc.), senza dover necessariamente aggiungere una voce. In fondo, alla base della realizzazione di questo quarto album il nostro intento era proprio quello di ricercare un maggiore minimalismo musicale a vantaggio dell’emotività, sia essa lirica, come nella maggioranza dei pezzi, o strumentale come in questo caso.

“Paolo Ruba Cuori” ha un retrogusto di Africa…
[Riccardo] In “Paolo ruba cuori” abbiamo usato il gioco di parole per trattare l’argomento del mercante d’organi. Inizialmente il personaggio sembra suggerire la figura del playboy, fino a scoprire poi che il business di cui si parla all’inizio è ben più terrificante. In definitiva, che si voglia vedere nella figura di Paolo un mercante d’organi o un mercante di persone (finalizzato allo sfruttamento della prostituzione, ad es.) e che il registro usato sia piuttosto caustico non cambia il nocciolo della questione: la canzone parla di sopraffazione del potere e di barbarie. L’africa è un grande continente dove purtroppo il valore della vita e del rispetto dei diritti essenziali della persona è molto basso. Abbiamo usato questa ambientazione perché nella sua tristezza ci sembra adeguata.

“Paolo Ruba Cuori” direi che è forse il brano meno rappresentativo di un lavoro che sa come sfornare carte di ben altro effetto contro la monotonia della solita melodia pop. Ecco un disco che significa altro ancora…




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