IL POP DI MIKE MESSINA CHE GUARDA IL MONDO INTORNO A NOI

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MIKE MESSINA

Presenta

Intorno a me

Tunecore

Un percorso dell’animo umano. Lo definisce così il suo primo disco. “Un quadro, un paesaggio romantico con prati in fiore, bambini che giocano e amori che sbocciano. Un mondo che vive la primavera con tutte le sue gioie. Ma anche un mondo in cui ogni giorno ci capita di incontrare emarginati, estraniati, esseri isolati”. Il risultato è un disco agrodolce. Con momenti pop sublimi, e pause di riflessione. Il tutto sovrastato dalla bellissima voce di Mike, che molto ricorda il Franco Battiato dei momenti migliori e più di successo.

Come definiresti con quattro aggettivi la tua musica?

Ricca di suoni, sincera, elettrochitarrosa, fuori standard! E’ piena di suoni stereofonici quindi va ascoltata almeno con auricolari! Ragazzi fate la prova ad ascoltare qualsiasi musica prima da un semplice smartphone o pc portatile e poi con delle buone cuffie o auricolari. Sentirete i suoni riempire ogni spazio. Ci tengo a sottolineare questo aspetto perchè dietro al posizionamento dei suoni c’è tanto lavoro che purtroppo rischia di essere vanificato con un ascolto non adeguato. Ascoltate la musica, sempre nel migliore dei modi!
Sincera perchè ogni singolo brano ha avuto la facoltà, e direi il piacere, di commuovermi e smuovere un fondo torbido che credo però sia comune a molti.
L’aggettivo elettrochitarroso non esiste ma è calzante. Amo i sintetizzatori e gli effetti sulle chitarre elettriche.  
Fuori standard decisamente! Basta ascoltare il disco. E mi sono limitato a mantenere un’impronta pop eh!

Come si intitola la tua ultima fatica discografica e come è stato il percorso di produzione della stessa?

Il disco si chiama Intorno a me. Per diverso tempo avevo in mente di chiamarlo L’uomo a pezzi, un altro brano contenuto all’interno del disco. Poi ho pensato che non sarebbe arrivato il significato nascosto che si svela soltanto ascoltando l’omonima canzone che descrive un uomo letteralmente costituito da pezzi non più umani. Le mani di legno, occhi di ossidiana, scarpe di pietra e cuore di piume. Una metafora simbolica di un uomo con più nulla di vivo al suo interno. Credo che al pubblico sarebbe arrivata invece l’idea di un uomo a pezzi emotivamente, quindi si è optato per Intorno a me.
Il disco inizialmente è nato in realtà come un non disco! Ho iniziato per esigenza personale a mettere per iscritto e musicare alcune mie emozioni, riflessioni e stati d’animo. Non avevo in mente che sarebbe venuto fuori un disco strutturato con una sua storia interna e legato da un filo conduttore. Me ne resi conto soltanto verso metà lavoro che stavo in fondo raccontando cosa può accadere quando vengono messe in discussione quelle certezze su cui si fa affidamento. Società estranea alla propria vita, tradimenti di affetti o di ideali, sino ad un punto di svolta e al ritrovato contatto con la realtà!
E’ stato difficile perchè tutta la parte strumentale ho dovuta crearla da me, questo è un disco interamente costruito al pc con parecchi mesi di lavoro. Gli unici strumenti realmente suonati sono le chitarre di Giovanni Favuzza che oltre ad arrangiare e suonare le chitarre ha coprodotto il disco assieme a me credendo in questo progetto. Indubbiamente lui ha dato un enorme contributo alla sonorità elettrochitarroso del disco! In ogni caso sono veramente orgoglioso per ciò che ho fatto partendo completamente dal nulla, anche se i miei studi musicali ormai avevano dato una maturità tale da potere permettere questa fatica. Se consideriamo che il primo testo l’ho scritto nel novembre 2015 ed il master finale del disco è stato fatto circa ad aprile 2017 c’è circa un anno e mezzo di lavoro per 14 canzoni, non male direi.

Se ti chiedessi quanta gente “mi porti” ad un tuo concerto, come reagiresti?

E’ capitato, capita e per un certo verso non posso nemmeno contestare più di tanto questa domanda. Un organizzatore o un gestore di un locale deve anche pensare alla propria attività. Probabile che a parità di qualità di musica preferisca fare esibire un artista che ha maggior seguito. Certo parto dal presupposto che la qualità musicale debba essere uguale, la cosa non mi trova affatto d’accordo se la faccenda del numero del pubblico diventa prioritario alla musica suonata. Una cosa rimane certa, in ogni caso gli artisti vanno pagati a prescindere. Questo è il pensiero che mi farei ad una domanda del genere, poi la risposta sarebbe: dipende da quanta gente trovo libera!

Quanto sono importanti i social per la tua musica?

Purtroppo sembra esserlo parecchio. Purtroppo sembra esserci la regola di almeno un post al giorno, mettere un video, fare la foto su instagram. Purtroppo sembra, e purtroppo, per convenienza artistica, non è una cosa che mi riesce! Mi viene difficile mettere un post su Facebook perchè una nota di calendario mi ricorda di farlo, e spesso ciò che vorrei comunicare poco ha a che fare con la musica o altre volte non è conveniente esprimere certi miei pensieri eheh. Poi non so quanto sia automatica la risposta del pubblico ai social. Si fa fatica ad emergere nel mare magnum del web. Ogni tanto la rete pesca qualcuno e lo tira su ma bisogna andare a vedere a monte quanto è stato pagato per promozione dei post, dei video, in pubblicità. Non credo che qualcuno riesca a fare migliaia di visualizzazioni o like se prima non abbia pagato in promozione ed evidenza dei contenuti.

A quanti concerti di musica di altri artisti indie sei stato negli ultimi sei mesi e cosa ne pensi dell’underground indipendente?

C’è un gruppo emergente fiorentino che mi piace seguire, gli Addio Proust. Un genere decisamente diverso dal mio disco, un punk rock viscerale, strano ma ipnotico. Ho avuto il piacere di suonare la batteria in una vecchia formazione proprio con il loro cantante autore Mattia Gonnelli che tra l’altro è rimasto un mio amico. Hanno da poco pubblicato un disco “Io non ho mai perso il controllo”. Poi seguo appunto il mio insegnante di batteria Francesco Cherubini con l’ottima formazione The jelli Factory, un funky jazz di una potenza straordinaria da ascoltare assolutamente, ma potrei citare anche Lele Fontana o Lisa Kant. Insomma penso che ci siano tante realtà di grandi musicisti e cantanti in giro.

 




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